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“Ma la vita, la gioia non è ricevere, ma è dare, dare, dare… Sin qui è facile, finché si dice a parole, ma in pratica?” Difficile, l’abbiamo capito nelle esperienze di nove giorni di campo dove DARE è stata la nostra parola d’ordine. Nove giorni costruiti sulle frasi di Sandra, nostra coetanea d’altri tempi, a dieci anni capace di scrivere che “la vita senza Dio è un passatempo, noioso e divertente”, di decidere di vivere una vita dedicata agli altri e di metterli sempre al primo posto, prima anche di sé stessa. Nove giorni di risate, vecchie e nuove amicizie, spiagge, aquiloni, giri turistici per Assisi/San Marino, gente che si svegliava alle sei per pregare e si addormentava sulle panchine, gente che, dopo interminabili ore di viaggio imprigionati sul pullmino del don, recitava spontaneamente due rosari di fila... Fin qui tutto bene, però se a tutto questo aggiungiamo un abbondante dose di visite a comunità di tossicodipendenti, carcerati, ex-prostitute, senza fissa dimora… la cosa si fa già un po’ più seria. Siamo partiti molto rilassati, senza grosse aspettative, o almeno era così per noi più giovani, cioè, insomma, stavamo pur sempre andando a Rimini. Ci siamo però trovati fin da subito in mezzo a realtà che hanno sconvolto le nostre certezze: nessuno di noi avrebbe mai pensato di servire a una mensa dei poveri, di fare giocare tre bambini orfani, di confrontarsi con persone che hanno fatto del “dare, dare, dare” di Sandra il loro stile di vita. Fare qualcosa di concreto è stato anche il proposito di Pato e Silvia, che tornati per un breve periodo dal Cile, ci hanno offerto una testimonianza riguardo al loro impegno con i sordomuti che si va ad aggiungere alle molte altre raccontateci da tutti gli operatori. Ma fare qualcosa di concreto è stato anche il nostro difficile proposito perché, sporcandoci le mani, abbiamo contribuito anche noi, seppur nel nostro piccolo, a cambiare qualcosa. Tappa finale: Assisi. Gli ultimi giorni li abbiamo trascorsi sulle orme di san Francesco, ripercorrendo le tappe della sua vita cercando di avvicinarci, anche se per quel poco, al rapporto di amicizia che lui aveva con Dio; lo stesso Dio che abbiamo ritrovato nel sorriso di un bambino, di un carcerato, di un tossico. All’ eremo delle carceri ci siamo concessi un momento per pensare a quanti segni ogni giorno ci arrivano e quanto noi siamo disposti a coglierli. Quella mattina siamo riusciti a metterci davvero in gioco, chi addirittura commovendosi, e a notare quanto questa esperienza ci abbia davvero segnati. “Quello che mi fa paura è il fatto che lì per lì magari mi commuovo, ma che poi continuo a vivere la mia facile e comoda vita, piena di problemi inesistenti.” Ora sta a noi con i mattoni che abbiamo saputo raccogliere, come ormai ci siamo abituati a fare in questi ultimi 5 anni, costruire piano piano quell’enorme edificio che sarà la nostra vita negli anni a venire. Il nostro grazie va agli animatori più grandi che ci hanno seguito, sostenuto e incoraggiato e inevitabilmente a una persona, un amico (un prete serio ci sembra azzardato), che, anche se ormai ha cambiato residenza, ha saputo invogliarci a percorrere una strada al Suo fianco piena di fatiche, di paure e di dubbi ma allo stesso tempo di gioie, di novità, di sensazioni e di emozioni indescrivibili. Marti & Tommi
È ormai da una settimana che siamo in giro per l’Italia…Sali sul pulmino, scendi, risali, rosario, riflessione, S. Messa, incontro in questa realtà di accoglienza, comunità di tossici, case per minori in affido, mense per i poveri, etc. etc. Riusciranno questi adolescenti a “reggere” ancora due giorni ad Assisi? E’ la domanda che mi assilla da qualche ora… ma le premesse ci sono tutte: sul mio pulmino, nel viaggio verso la città di San Francesco, qualcuno ha il coraggio di recitare ben due Santi Rosari nell’arco di poche ore!!! Arriviamo ad Assisi e la prima tappa è il “Lebbrosario”. Siamo fuori le mura del caos turistico della cittadina di Assisi; fuori da ogni distrazione incontriamo un San Francesco che abbiamo visto già tutta l’intera settimana appena trascorsa. Grazie Gesù!!! L’aggancio con tutto il Campo c’è! L’apice di questa prima giornata è raggiunto dalla Santa Messa quando quasi tutti i 25 adolescenti iniziano a parlare delle loro ferite, delle loro “lebbre” e accettano di farsi “medicare” da Gesù! Le sorprese però non finiscono alla prima giornata perché all’indomani mattina c’è la Verifica del Campo all’Eremo delle Carceri: ed ecco il secondo grande miracolo raccontato da una ragazza di noi in lacrime: “Io non ho un padre e questo campo l’ho vissuto male perché ho incontrato tanti ragazzi feriti come me, ma ieri sera entrando nella Chiesa della Porziuncola ho iniziato a pregare e ho visto un affresco, di un Dio Padre con le braccia allargate… mi sono sentita accolta, amata da un Papà! Anch’io ho un Padre che mi ama!” Se pensate che sia finito qui vi sbagliate perché c’è stato un altro grande segno dell’amore di Dio per i giovani. Siamo alla Messa conclusiva e le parole escono a stento perché un'altra volta le lacrime non sono trattenute: “Io in questo campo ho incontrato Gesù e non voglio lasciare il gruppo perché durante l’esperienza mi avete dato molto. Sono con voi perché avete qualcosa di diverso rispetto agli altri da dare. Non vi voglio più lasciare”. Sono le parole di un sedicenne che fino all’altro ieri consumava le serate e i pomeriggi con gli amici a fumare marijuana. Tanti altri potrebbero essere i segni da ricordare in queste mie parole, e chissà quanti mi sono sfuggiti a causa della mia cecità. Credo che abbia contribuito a farci vivere bene l’esperienza di Assisi la spiritualità delle suore francescane dei poveri presso le quali eravamo ospiti. “Vedere Cristo nei poveri e guarire le Sue piaghe” è il carisma di questa famiglia religiosa e noi ci siamo sentiti pienamente in sintonia perché durante l’esperienza estiva abbiamo incontrato tante piaghe, tanti poveri, abbiamo incontrato Cristo che soffre sulle strade della nostra società, ma anche tanti samaritani che si sono fatti prossimi. Vorrei concludere con un pensiero di don Oreste Benzi che credo possa essere sintesi del mio breve contributo: “Solo chi si lascia insegnare da Dio può parlare a tutti in modo corretto, ha la parola giusta per ogni persona, per ogni situazione. Sa stare del tutto con i più poveri, con i disperati, chi sa stare con il Signore. E’ la storia di tutti i benefattori dell’umanità, di tutti i santi”. Don Federico |