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Dara, Angela e Giuseppe hanno accolto la sfida di “andare verso i poveri”, condividendo con le Suore della comunità di Messina alcuni giorni, dal 10 al 16 febbraio. Momenti di preghiera e di servizio alle sorelle e ai fratelli più poveri. “Un mondo di cui ne ignoravo le concrete fattezze si è aperto ai miei occhi sbalorditi e increduli, travolgendo le consuete convenzioni di una vita vissuta tra agiatezza e spensieratezza… come se il problema degli esclusi fosse di competenza altrui e non certo mia… come se alla fine fosse giusto che ognuno rimanesse nel suo, conducendo la propria barca sulla rotta del personalismo.
La realtà è più amara di quanto si pensi… sul volto dolorante di chi vive ai margini riesci ad afferrare il dramma di una vita ingiusta…nella negazione dei loro diritti è riposto anche il peso delle altrui responsabilità… in un carico di sofferenza ed abbandono, esclusione e rigetto… la sua immagine è ributtante e viscida agli occhi dei più, la sua parola è nulla, il suo lamento è molestia… la sua storia è solo oblio che non interessa o, peggio, infastidisce… L’esistenza del povero sia luce e ragione, sentimento e virtù di colui il quale incontrerà i suoi occhi… poiché su di essi troverà la vita. Sulla scia dell’oppressione raccolga i frutti della comprensione e della speranza… lungo il cammino tortuoso dell’oppresso trovi la strada giusta dell’aiuto e del servizio… affinché nel prossimo ci si rispecchi e si impari, si gioisca e si realizzi quel dolce sogno che parla di sorriso… E’ senza alcun dubbio la dimostrazione di come si possa indirizzare la propria vita nella speranza, nel perdono, nella bontà…” Giuseppe Servire è uno scrigno profondo dove si adagiano la crocifissione del nostro cuore, la resurrezione dal materialismo, la liberazione da se stessi, la dolcezza del sacrificio, la mutazione dell’amarezza in dolcezza, la sazietà, la sete d’amore. Pregare è un universo… un’attesa che accompagna chi è fuori per approvare “la regola”; il corpo sta lì fermo e il cuore ascolta, gli occhi riposano sul sacro corpo del Re dei re che tiene per mano e unisce in un solo corpo con cui fuori opera. Ho aperto questa porta il primo giorno sussurrando “ho sete”… ora, non la richiudo, ma la spalanco urlando “ho ancora sete”…” Angela “GUAI AI SODDISFATTI! Ho letto nel Vangelo… e come posso esserlo? Se esiste un campo nomadi con gente che può far poco e niente per migliorare la propria condizione, se i bimbi sono scalzi e giocano nel fango… come posso esserlo se i vecchietti sono solo e abbandonati in una casa di accoglienza che tutto fa tranne accoglierli sul serio, come posso esserlo se delle persone adulte sono chiuse in delle celle dove vengono trattati da animali… come posso essere soddisfatta se io “occidente”, umanità egoista, sono la responsabile di morte, sofferenza di milione di miei fratelli? No, non lo sono…. Lo sarò un giorno se dalla Gloria Celeste vedrò realizzarsi in terra quella favolosa utopia: ‹Un mondo terreno di Pace e Amore›!”. Dara |