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Domenica 30 settembre, di buon mattino, amici vecchi e nuovi provenienti da diverse zone della Sicilia, hanno preso d’assalto il Forte San Jachiddu per vivere insieme una giornata di festa tutta dedicata alla “vita”!
Da subito nell’aria si respirava il presagio di una giornata speciale: un sole luminoso e caldo, come quello del logo sulle magliette-ricordo distribuite all’ingresso, e la bellezza della nostra cornice, che siamo stati invitati ad apprezzare nel breve discorso di benvenuto che apriva le attività: “Aristotele diceva che l’uomo è completo quando riesce ad entrare in comunione; io penso che non c’è comunione più bella di quella con il creato”.
Dopo un momento di musica e preghiera abbiamo assistito alla proiezione di una breve selezione di scene dal film “Alla luce del sole” che ci ha introdotto nel clima giusto per accogliere a cuore aperto la testimonianza dalla “guest star” della nostra giornata insieme: Suor Carolina Iavazzo.
Con molta semplicità e un po’ di commozione nella voce ha ripercorso con noi la storia di Don Pino Puglisi, il sacerdote assassinato nel 1993 dalla mafia, con il quale ha collaborato attivamente nel quartiere di Brancaccio, a Palermo, per la creazione del centro “Padre Nostro”, principalmente volto al recupero e all’educazione dei ragazzi. Con grande vivezza di particolari e con una forte comunicatività emotiva Suor Carolina ci ha descritto quei giorni vissuti insieme ed il suo smarrimento iniziale davanti ad una situazione così difficile da affrontare in una comunità abbandonata a se stessa da istituzioni e Chiesa dove esistono persone ancora analfabete a trent’anni e ragazzini a cui non sono stati amministrati i sacramenti ma che già sono corrieri della mafia.
Ci ha parlato della sua esperienza di vita e di come inizialmente non capisse le scelte della guida che in quel momento il Signore le aveva messo vicino ma di quanto questo piccolo pezzetto di strada insieme l’abbia fatta crescere e camminare. Sollecitata dalle molte domande ha rivissuto con noi il ricordo della morte di Don Puglisi e di “cosa è successo dopo”, con tutta l’amarezza di essere mandati via da qualcosa a cui ti senti ormai visceralmente legato ma che ti dà anche la forza per ricominciare a costruire da un’altra parte, perchè “l’importante è seminare, poi è Dio che fa la quantità”.
Forte si è manifestata da subito la risposta alle inevitabili provocazioni lanciate dalla similitudine delle “tre strade”: quella bianca del bene, quella nera del male e, come l’ha definita suor Carolina stessa, “la più pericolosa di tutte”, quella grigia di chi non ha il coraggio di schierarsi.
Bellissimo lo scambio delle esperienze di chi si è sentito di fare qualche piccola condivisione a caldo, come Laura, reduce dalla Palestina e portavoce della visione della mafia dell’estero, o come lo scout di San Giovanni La Punta, che ci ha raccontato come è bello quando anche nei centri socialmente più difficili basta a volte un’ostinata scritta sui muri a dare speranza di aria più pulita a tanti.
Ha concluso la mattinata la proiezione di una scenetta di Ficarra e Picone, che con garbato umorismo hanno approfittato del piccolo spazio concesso loro allo scorso Sanremo per fare un commovente omaggio proprio a Don Puglisi, che grazie al “parto per uccisione” ancora vive nei nostri cuori e nelle mani di chi continua le sue opere nel proprio quotidiano.
Come “nello stile” delle suore francescane, abbiamo poi passato il pranzo tutti insieme, condividendo il cibo, il tavolo ed anche qualche pensiero con il fratello accanto, riscoprendo ancora una volta la bellezza di incontrare in quel viso e in quello sguardo, familiare o no, tutto quello che forse sta anche nel nostro.
Dopo un altro momento di festa, di musica e di danze, ci siamo ritrovati per un altro tipo di condivisione: quella delle nostre esperienze individuali. Per farlo meglio ci siamo divisi in sei gruppi, contraddistinti dai vari colori e ci siamo confrontati e raccontati sulle domande-traccia lanciateci la mattina da suor Carolina: » Che senso diamo alla nostra vita? » Come testimoniamo il Vangelo oggi? » “Se ognuno fa qualcosa allora avremo fatto molto”(Don Puglisi): io che faccio?
È sempre un momento molto arricchente quando persone così diverse, per provenienza, idee, esperienza di vita, quali eravamo noi oggi, si offrono a vicenda con semplicità e mettono in circolo tutta la ricchezza e bellezza che hanno dentro, per “farci l’uno con l’altro” (gruppo verde), un pezzettino alla volta.
Nella condivisione più ampia fatta in seguito dai portavoce è emersa soprattutto la consapevolezza della pesantezza della scelta di essere cristiani, di schierarsi in qualche modo e di uscire dalla strada grigia (un “dovere nei confronti della nostra vita” avendo avuto la grazia di “poter” scegliere), ma anche la volontà di “provare a farcela” concretamente, perchè l’unico modo di cambiare le cose è sporcarsi le mani e farsi portavoce non con i sermoni ma con la testimonianza di vita, per esser davvero “uomini” e portare avanti il vero e sano Cristianesimo: la “forma ecologica di vivere”(Suor Carolina).
Ancora un momento toccante è stato quello della Messa conclusiva, quando Padre Terenzio ci ha presentato Alessia. Può sembrare poco ortodosso fare intervenire un laico durante l’omelia per condividere con l’assemblea la sua storia e devo dire che era una cosa che non avevo mai visto.
Senza dubbio, però, questo ha reso il rito molto più vicino, coinvolgente, “nostro”, facendoci sentire un po’ anche parte della storia di Elisa, la mamma di Alessia, salita al cielo appena sette giorni fa dopo una lunga malattia che non ha però incrinato la sua fede ma anzi, continuando fino all’ultimo ad avere un pensiero per tutti, l’ha resa esempio per i suoi familiari, amici e conoscenti.
Dopo questa ulteriore testimonianza di “vita che si spezza per altra vita” abbiamo lasciato il Forte con il cuore sottosopra per i molti stimoli ed emozioni della giornata, che ora ognuno di noi è chiamato ora a vivere nella propria “casa”, per “portare speranza e non dimenticare che tutti, ciascuno al proprio posto, anche pagando di persona, siamo costruttori di un mondo nuovo”(Don Puglisi). |