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Pensa a due serate d’autunno qualunque. Immagina degli animatori coraggiosi, che chiedono a tre suore, ancora inconsapevoli, di organizzare due Laboratori sul tema: “Accoglienza e apertura verso l’altro”. Ora metti 140 ragazzi dai 14 ai 18 anni, che si ritrovano da varie parrocchie di Padova in un’unica piazza. Cosa senti? Un vociare festoso e vivace. Cosa vedi? Volti sorridenti, perplessi, indifferenti, curiosi; colori, storie, profumi, tanta allegra confusione, che dalla piazza entra nella grande sala, preparata per l’occasione.
Come sorprendere questo popolo di giovani? Metti in mano a ciascuno di loro un pezzo di argilla da lavorare, maneggiare, modellare. Prova a spiegare, oltre le risate e i toni altisonanti, che da quel mattoncino informe si può creare un’idea che dica accoglienza, qualcosa che esprima ciò che non è possibile esprimere a parole.
Come parlare dell’accoglienza, che si fa incontro profondo con chi ci passa accanto? Proponi dei gesti semplici, che non spieghino a parole, ma che offrano una piccola esperienza di un contatto vero, non superficiale, oltre l’imbarazzo del primo istante: fai camminare questa folla di giovani in ordine sparso, guardando a terra; poi chiedi loro di alzare lo sguardo e di guardare gli altri negli occhi; infine dai la possibilità a questi sguardi di incontrarsi, di inventarsi un contatto autentico. E ti ritroverai a sorprenderti per l’impegno e la fantasia con cui li vedi lavorare l’argilla, prima timorosi di sporcarsi, poi sempre più coinvolti e incuranti delle conseguenze. Come per incanto, scoprirai che è possibile trasformare un umile pezzo di terra in 140 scintille d’accoglienza, scintille che prendono colore e vita nell’incontro. E leggerai con meraviglia le loro voci scritte su un cartellone, che raccontano cos’è accaduto in quel passaggio dall’indifferenza all’incontro, dal distacco alla relazione: “Gli occhi esprimono più di mille parole” “Indifferenza, curiosità, coraggio… e la voglia di un sorriso” “Guarda avanti, guarda in alto… qualcosa troverai” “Voglia di alzare lo sguardo e di comunicare” “Se ti dimentichi di guardare avanti, non potrai mai ricordarti di vivere” Sr. Wilma, sfp  |