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La prima volta che accadde... PDF Stampa E-mail
giovedì 13 settembre 2007

C’era una volta il binomio giugno-luglio durante il quale, per chi è “del mestiere”, sale la concentrazione di attenzioni ed energie spese da parte di uno staff di reparto scout per la preparazione del campo estivo.
Ma non è certo da lì che si inizia, il discorso comincia molto tempo addietro..

E dunque se c’era una volta giugno-luglio, c’erano anche tante riunioni di staff durante le quali sintetizzare le idee e concretizzarle. Proposta: una suora “digiuna di scoutismo” al campo. Accettata, un momento di crescita sicuramente, per i capi e per i ragazzi…beh anche per la suora che non conosce in prima persona l’universo creato precisamente cento anni or sono e lasciatoci in eredità da quel gentleman che fu sir Robert Baden-Powell of Gilwell.

Sr Paola (dopo altri contatti tramite web e via etere per i ritocchi di rito) arriva in quel di Fiamignano (provincia di Rieti) per trascorrere tre giorni col reparto. Arriva e prende subito il via la collaborazione, fatta inizialmente di poche parole e molti sguardi, sottaciuti positivi e “studio dell’ideale canovaccio da seguire”.

Image Suor Paola si rende partecipe e rende partecipe tutti con la testimonianza di chi è e cosa fa, del perché è a Fiamignano anche lei, e di come può tornare alla sua casa con un ricco bagaglio d’esperienze, nonostante la breve permanenza. Non mancano ragazzi e ragazze che l’avvicinano già dal secondo giorno, per parlarle, per chiedergli qualcosa o semplicemente per il volersi togliere la curiosità al riguardo di questa persona che si muove tra i loro angoli e mangia con i loro capi. Non comprendono, però, il senso della sua presenza lì. Lo capiranno.

I giorni sono tre, il momento più toccante per i ragazzi (e senza dubbio alcuno, anche per i capi) è uno: la benedizione alla cerimonia della partenza per la missione di squadriglia. Ma non per chissà quale arcana ragione. Semplicemente la voglia di novità dei ragazzi e l’intraprendenza dei capi ha portato questi ultimi a tentare una mossa inedita, almeno alla mia memoria scoutistica (13 anni): mandare i ragazzi soli in missione di un giorno e mezzo, ma con una notte da affrontare all’aperto da soli. Fatica nostra è di apparire sereni. Suor Paola è lì, e nessuno riesce a trattenere le lacrime alle sue parole “il Signore ti custodisca e ti protegga, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” recitate per ogni ragazzo, mentre le sue dita segnano una croce sulla fronte di ognuno. Momenti forti, non solo spiritualmente, non solo scoutisticamente. Istanti forti e basta. Attimi che i ragazzi e i capi (per le ragioni su esposte) non dimenticheranno mai e così sia. Comprendendo la pregnanza di una figura che li “assista” dal punto di vista ecclesiastico, di catechesi, di fede.

Forse tre giorni non sono stati pochi. O forse si. Ci sono comunque due certezze.

La prima: da un lato lo staff ha imparato ad aprirsi ad “esterni” (in senso scoutistico) ed ha provato quanto è difficile cercare di spiegare cos’è lo scoutismo, com’è fatto, da chi è fatto, perché è fatto. Dall’altro lato suor Paola è entrata in contatto con lo scoutismo da zero a Imagecento, con la vita di campo, quella semplice ed aspra al contempo, fatta di disagi soprattutto fisici, di assenza di elettricità ed acqua calda, gas per cucinare e legna già pronte accatastate per accendere un fuoco, e in qualche modo, di una estraneità dal resto del mondo, dalla vita di ogni giorno (quella che consta di confort sicuramente maggiori) che il campeggio sa donare e riprendersi nel giro di dieci giorni.

La seconda certezza: quella volta che accadde fu la prima non certo l’ultima. Squadra che vince non si cambia. Perché non cercare di ripetere l’esperimento? Cambiandone alcune coordinate, spostando l’accento su altri aspetti del rapporto capi-ragazzi e della loro educazione, con una diversa consapevolezza e una maggiore sicurezza derivata dalla conoscenza, fornita dall’esperienza. Comunque sia riprovarci...

“Solo chi è talmente folle da pensare di cambiare il mondo lo cambierà davvero”
(Robert Baden-Powell, fondatore del movimento scout)

 
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