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Finalmente le ”Steppiste” si sono incontrate nuovamente per compiere, dopo ben due mesi di attesa, il secondo step del nostro cammino di crescita umana e spirituale. Nei mesi trascorsi abbiamo avuto modo di far risuonare le note del nostro Magnificat nella quotidianità della nostra vita, era arrivato il tempo di trovare nuovi spartiti per suonare nuove melodie. Tra tante sorprese, fra queste la neve, ci siamo fermate per guardare e prendere contatto con il nostro corpo e per contemplare la bellezza della diversità dell’uomo e della donna. In compagnia di una donna audace e coraggiosa, ci siamo lasciate raggiungere dal tocco risanante di Gesù.
Questo week-end è stato caratterizzato dalla presenza di un’insolita compagna di viaggio: la neve! Così, dopo un inizio carambolesco alle prese con gli ultimi mezzi pubblici funzionanti in città, sabato mattina al risveglio si è offerto ai nostri occhi un panorama unico: Casetta Nova e tutta la campagna intorno erano completamente bianche, innevate!
E allora ci siamo date da fare per vivere al meglio questa rara occasione: mentre coloro che avevano più dimestichezza con la neve si accingevano eroicamente a spalare il vialetto (le suore !!!), le altre si divertivano a lanciare palle di neve. Le più creative tra di noi si sono addirittura cimentate nella costruzione di qualche pupazzo !!! Il tutto accuratamente documentato da tante, tante foto! C.
Il primo momento vissuto insieme è stato un laboratorio di espressione corporea: è stato significativo ripetere quei movimenti che facciamo quotidianamente senza rendercene conto, ma soprattutto è stato bello scoprire il nostro confine e quello dell’altra. Ho compreso che il nostro corpo parla, comunica: con un gesto, con un sorriso o con un tocco possiamo ringraziare l’altro, possiamo dimostrare il nostro affetto, possiamo trasmettere tutte le nostre emozioni, possiamo trasmettere vita, gioia e amore. J.
Mentre ascoltavo il brano della Genesi sulla creazione dell'uomo e della donna, nella mia mente è passata la parola modellare, perché mi immaginavo Dio davanti a questo essere umano, “fatto di terra con polvere di suolo”, che Dio con le sue mani modellava e plasmava con tutto il suo Amore. E poi lo ha separato creando l'uomo e la donna, l'uno DONO e MISTERO per l'altra, in tutte le sue bellezze da scoprire. Ma l'uomo e la donna sembrano dimenticare presto queste profonde verità e così finiscono per dare spazio all'egoismo, alla superficialità, alle apparenze, al possesso, al pensiero che tutto è dovuto e che tutto può essere usato a proprio piacimento, anche cestinato nel momento in cui non se ne avverte più il bisogno.
Ed è stata un’esperienza meravigliosa scoprire che, nonostante tutto, Dio continua ad amarci per COME siamo e per QUELLO che siamo! Questo step è stato particolarmente importante per la mia storia ed il mio vissuto, per le esperienze ancora fresche che hanno lasciato il segno sulla mia carne. Mi ha fatto riconoscere che sta iniziando a cambiare lo sguardo con cui osservo la mia vita. D.
Sr. Jenny, con parole e immagini, ci ha guidate in una riflessione sulla visione e sul ruolo della donna nelle diverse epoche e culture fino ai giorni nostri. Giorni dominati da una cultura del fare che - prediligendo l’apparire all’essere e ponendo l’accento sui canoni estetici, sulla realizzazione di sé e sullo status sociale – diviene spesso veicolo di insoddisfazione e inadeguatezza. Lo spazio personale, di silenzio e condivisione, è stato dunque prezioso per comprendere come, per sovvertire questa logica, sia necessario mutare sguardo e riconoscere che il nostro valore risiede nella nostra identità di figlie di Dio. C.
La figura dell'emorroissa, sulla quale ci siamo soffermate, è stata molto illuminante. Mi ha fatto ripensare alla mia storia, a quanti passi mi separano da quel mantello di guarigione e a quante volte l'amore o la misericordia di qualcun altro sono stati lo strumento per guarirmi. E poi mi è sembrato chiaro che per arrivarci devo lasciarmi direzionare dalla folla che popola la mia vita e circonda quell'Uomo di salvezza, consapevole che quei pochi passi che mi separano da Lui possono essere duri, ma luogo per la mia salvezza. F. Essere chiamate per nome: cosa c'è di più comune? Niente, se non fosse che questo è successo all’inizio della messa: siamo state chiamate dal sacerdote ad entrare in cappella, mentre noi eravamo sparse nella sala in un punto e in una posizione da noi scelti, con la quale identificavamo il nostro sentire di quel momento. Come se Gesù ci avesse chiamato ad andare da Lui, lasciando il nostro "angolo sicuro", la nostra quotidianità per stare insieme a Lui, per mangiare alla Sua mensa. Un altro momento forte è stato l'offertorio: insieme al pane e al vino, ognuna di noi ha offerto qualcosa di sé a quel Cristo che tutto può, che tutto ama, che tutto trasforma. Non solo le nostre qualità, ma anche le nostre mancanze, le nostre ferite, con la consapevolezza che Lui può veramente guarirci! A.
Ho scoperto che la mia volontà non basta per seguire Gesù, ho bisogno della Sua grazia e della Sua benedizione. Per questo, insieme alle altre, durante la preghiera ho mosso i miei piedi per chiedere ed accogliere che una sorella benedicesse le mie mani, chiedere ed accogliere che Dio dica bene di tutta la mia persona e doni sollievo alle mie ferite. Ripongo la mia fiducia in Dio che è amore infinito e non desidera altro che donarsi a me e ad ogni creatura. M.
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