Nel 2005 una nostra consorella ha subito violenza. Come Congregazione abbiamo scelto di non restare in silenzio, ma di accompagnarla a dare voce alla sua sofferenza, e a quella di altre donne che, come lei, sono state vittime di questa triste vicenda.
Sono passati sei anni ed oggi, 6 luglio 2011, la sentenza di colpevolezza pronunciata dal Tribunale di Cosenza, certamente rappresenta un grande sollievo tutte. E’ stata un’esperienza molto dura e ciò che ci ha sostenuto é stata la fede e anche la fedeltà alla nostra identità di Suore Francescane dei Poveri. Siamo infatti chiamate ad ascoltare il grido dei più vulnerabili, e la nostra suora ha trovato il coraggio di denunciare, proprio a sostegno delle altre donne, che si trovavano nella stessa situazione di abuso. La ringraziamo per questo e per averci messo in contatto, e quindi aperto ancora di più gli occhi e il cuore, sulla drammatica situazione in cui versano tante donne, vittime di violenze di ogni genere. Ringraziamo quanti hanno lavorato per questa opera di giustizia: le forze dell’ordine, i giudici, i consulenti e i nostri Avvocati.Ringraziamo quanti ci hanno sostenuto in questo percorso: i tanti amici e in modo particolare il Centro Anti-violenza R. Lanzino. Senza di loro, non avremmo potuto sostenere il peso di quanto è successo e di tutte le conseguenze che ne sono derivate.
Ringraziamo quanti ci hanno accompagnato con le loro preghiere. Pur nella sofferenza non abbiamo mai rinunciato ad affidare e riaffidare la nostra vita a Dio, con la stessa fiducia che ci ha trasmesso la nostra fondatrice: “Lanciamo le nostre preoccupazioni sul Signore. Più ci sentiamo deboli e incapaci, più fiducia e speranza dobbiamo avere in Lui. Il Signore viene in nostro aiuto, ci sostiene in modo speciale. La costituzione dello Spirito e la croce ci daranno una nuova vita e una forza nuova”. (Madre Francesca Schervier) Guardiamo ora al futuro con più serenità, rinnovando l’impegno a non tirarci indietro nell’ascolto di altri gridi. Anche quando il prezzo da pagare si fa alto. Il Vangelo in cui crediamo ce ne dà l’esempio.
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