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Sanare il mondo ferito
giovedė 07 ottobre 2010

ImageOggi si registra una sempre più raffinata consapevolezza della corrispondenza tra natura e qualità della vita umana. Negli ultimi anni la coscienza ecologica è cambiata a causa dell’impatto ambientale dovuto allo sfruttamento indiscriminato della natura. Gli effetti sulla salute hanno contribuito ad acuire la sensibilità di molti creando le premesse per un’educazione integrale della persona appropriata ai mutamenti; l’ecologia della persona sarà considerata parte del programma di formazione comunitario e personale. Di fronte all’emergere del pensiero ecologico e ai molteplici problemi ambientali, differenti risorse scientifiche e culturali forniscono un aiuto efficace; anche la teologia offre il suo contributo poiché, per trasformare e migliorare l’ambiente, l’essere umano dovrà rispettare la finalità che il cosmo ha in sé e seguirla affinché la novità che viene apportata dall’esterno non sia eccessiva o fuori luogo.

ImageSvolgendo il mio servizio in un ambiente interculturale molto vario, mi accorgo che la coscienza ecologica non è ugualmente distribuita nel Nord e nel Sud del mondo. Non tutti i miei allievi – che provengono da zone molto diverse di 5 continenti – sono già sensibili ai problemi ecologici. Eppure, appena ne parliamo – attraverso convegni universitari, incontri e film – hanno da comunicare differenti esperienze. Si accorgono che molti problemi sociali nascondono situazioni ambientali rilevanti per l’acqua, il clima, la terra e, molto spesso, tali problemi incidono sulla salute. Un mio allievo è rientrato alcuni mesi fa in Guinea Bissau con l’intenzione di fondare un circolo di riflessione ecologica per aiutare la sua gente a capire come gestire meglio l’acqua, la terra… e proteggersi dalle malattie.

ImageIl carisma di guarigione di madre Francesca va affidato a tutti. Così, al tanto conosciuto Principio responsabilità (Jonas), insegno il Principio cura agli allievi che frequentano i miei corsi. Se non ci si prende cura delle persone, della terra, dell’aria, dell’acqua e di tutti i doni che il Signore ci ha fatto, nessuna forma di vita è possibile; neanche quella umana. Pio XII indirizzandosi un gruppo di agricoltori nel 1946 parlava della terra come di qualcosa di vivo, «è la grande ferita, la grande malata. Chinato su di lei, non come lo schiavo sulla gleba, ma come il clinico sul letto del paziente, il coltivatore le prodiga le sue cure con amore» . In quegli anni della terra si occupavano soprattutto gli agricoltori che, in Europa e in altre parti del mondo. La terra era stata ferita dalla guerra e bisognava ricostruire con pazienza.

Queste parole erano solo scintille di saggezza; non possono essere considerate formatrici di Imageuna cultura ecologica coscientemente riflessa nell’agire e tramandata sistematicamente nel fluire delle generazioni: la sensibilità ecologica era ancora addormentata in quegli anni.

Ma oggi è diverso.
Si può fare molto.

 
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