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(parte prima)
J – Ciao Valerio, vuoi del tè?
V - Si grazie Jenny! Come butta?
J - Bene e tu?
V – Insomma… La crisi si fa sentire, al lavoro è difficile per tutti in questo momento. In particolare sento che stiamo vivendo un passaggio storico che sta sconvolgendo il mondo in cui non si gioca più con la materia, ma con la conoscenza.
J – Un po’ difficile da capire… cosa intendi?!
V - Cara Jenny devi sapere che il sistema economico attuale è figlio di quello che si è realizzato nei primi del '900 e definito «fordista», appunto perché faceva riferimento alla concezione di Henry Ford: la conoscenza, nelle mani di pochi, veniva usata dai capitalisti per la produzione di beni industriali. La conoscenza era un bene della comunità e da essa finanziata ed il guadagno del capitalista era nella commercializzazione della sua applicazione. Quindi l'aumento della produzione unito alla diminuzione dei prezzi portava al beneficio dell'investitore (ricchezza) e del consumatore (tecnologia, benessere). La conoscenza era un patrimonio di pochi, ma non un valore di per sé in quanto necessitava del capitale per la produzione. Perciò chiunque poteva usarla, offrendo quindi opportunità all’intera umanità.
J – Direi un modello abbastanza “sociale”, quasi vantaggioso per le parti… e cosa è cambiato?
V - I progressi tecnologici hanno invertito questo modello: per molti dei nostri beni attuali il valore principale non è la produzione, bensì la conoscenza necessaria. Questo cambiamento ha completamente sconvolto l'economia di stampo fordiano, sovvertendo gli elementi: non è più la produzione a generare ricchezza, ma la conoscenza ed il suo sfruttamento.
J- Ok Vale… e questo cosa vuol dire per noi? Puoi essere più concreto? Ah, nel tè vuoi il limone?
V - Sì grazie…stavo dicendo? Ah sì, un esempio molto pratico: molti dei medicinali attualmente in commercio hanno un costo di produzione vicino allo zero, ma un costo di ricerca altissimo. Per svincolarsi dai costi relativi e proteggere gli investimenti delle multinazionali i vari governi hanno introdotto gli IPR (Diritti di proprietà intellettuali, detti Copyrights). La conoscenza non è quindi «riproducibile» da nessun altro senza pagarne il diritto all'azienda che l'ha scoperta. Il risultato è un impatto determinante sul prezzo e sui vantaggi che la conoscenza porta all’umanità: questi non sono più per tutti.
J - Terribile! Ma come si fa a sbrogliare la matassa?
V – La faccenda è complicata, per darti un'idea della potenza di questo meccanismo, considera che nessuno stato è ammesso al WTO (l'Organizzazione Mondiale del Commercio) se non riconosce tra le proprie leggi gli IPR e ne persegue i violatori. Per Henry Ford (e la cultura e l'economia dell'epoca) la conoscenza era un bene dell'umanità, un valore che si tramandava di generazione in generazione, che andava condiviso e che non perdeva mai di valore quante più persone la possedevano. Anzi era di per se motore di ulteriore progresso e benessere. Ora invece la conoscenza è una merce da pagare.
J – Questo aspetto è veramente rivoluzionario…. Ma non ne comprendo a fondo le implicazioni. Ora devo scappare, che ne dici di un altro tè per capire questo aspetto?
V - Certo, Jenny, volentieri! Alla prossima! Leggi la seconda parte |