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La valenza semantica del termine collaborare, riconduce, immediatamente, al significato del lavorare insieme, del cooperare. Ma, a monte, nella radice del lemma, ci si può correttamente riferire all'essere parte di un travaglio. Labor-oris in latino, infatti, indica affanno, difficoltà, travaglio, fatica, ma anche impresa, compito, occupazione, perfino sofferenza, dolore fisico. Partendo da questa ricchezza di significati vale la pena invitare tutti, a prendere, insieme, coscienza del nostro essere parte integrante del travaglio dell'umanità del III millennio, quasi nelle doglie di un parto che, pur nella diffusa sofferenza, speriamo possa dare un nuovo esito di vita ecclesiale sociale, anche se ancora stentiamo ad individuare. Peraltro, labor-oris ha anche il significato di darsi da fare, darsi pena, essere preoccupato, ansioso, essere in pericolo. Accogliendo tutta la ricchezza semantica di quello che val la pena considerare un termine chiave, dobbiamo avvertire la responsabilità di esser dentro al travaglio del nostro tempo, con certi atteggiamenti, da cui dipendono comportamenti coerenti. Si tratta di soffrire insieme come compito da portare avanti, non subendo le situazioni, ma interagendo, in sintonia con quanti hanno a cuore che venga elaborato qualcosa di fecondo per l'umanità del III millennio, e perciò qualcosa di gradito a Dio. Essere con, dunque, navigare insieme la complessità, cercando di orientarsi e di orientare la realtà, senza rimanere semplici spettatori né attardandosi ad essere laudatores temporis acti, o a rinchiudersi nel proprio privato. Ina Siviglia Collaborare un nuovo nome della comunione, in AA.VV., Collaborare nel tempo delle diversità, CISM, Roma 2005, 9-10. |