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Come ha sottolineato Adriano Fabris in un saggio su Esperienza e mistica (1997) mentre il latino, e di conseguenza l'italiano, e le lingue romanze utilizzano un unico vocabolo (esperientia, esperienza, experience, experience), il greco utilizzava vari termini (aistesis, empiria, peira, per non pensare a techne e, talvolta, episteme). Ma l'unica parola latina esprimeva una polisemanticità che in suggestivo parallelo richiama quanto Aristotele espone nel libro A della Metafisica per indicare i vari gradi del sapere, cioe: 1) passivo accoglimento nella sensazione, 2) bagaglio personale ordinato e memorizzato, 3) capacita di estendere tale cognizione, sia a fini pratici che per amore della scienza, quindi esperimentare come capacità di fare connessioni, per cui possiamo tentare una definizione: "l'esperienza è un percorso" e questo emerge nell'etimo latino ex-per-iri: passaggio da (ex) dirigendosi verso, ma la meta è indefinita e si sottolinea liter, (fra) del nostro dire. Concetti tutti presenti anche nel termine usato nella lingua tedesca Erfahrung, esperienza da fahren, viaggio, viaggiare in un territorio nuovo, esperienza di ricognizione in un paese e pertanto interazione tra lo schiudersi di una realtà, una offerta di senso, quindi un dono, e una risposta del soggetto che fa esperienza, con il suo bagaglio di ricordi, sensazioni, progetti e desideri.
In altre parole esperienza dice percorso, itinerario che non comprende unicamente il versante teoretico, ma anche quello pratico dell'essere umano, quindi esprime la condizione umana.
Francesca Brezzi In A. Potente, Gli amici e le amiche di Dio, Icone, Roma 2000, 8-9. |