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Il rinnovo del patto di associata, avvenuto il 10 maggio a Casa Nazareth, è stato per me l’occasione, tra suore, associati, amici e mamma Concettina, per ripercorrere i passi compiuti in otto anni di cammino nella famiglia delle SFP. Da una raccolta del poeta Tagore, alcuni versi scelti per celebrare l’Amore vissuto. Mi hai fatto senza fine questa è la tua volontà. Questo fragile vaso continuamente tu vuoti
continuamente lo riempi di vita sempre nuova. Questo piccolo flauto di canna hai portato per valli e colline attraverso esso hai soffiato melodie eternamente nuove.
Quando mi sfiorano le tue mani immortali questo piccolo cuore si perde in una gioia senza confini e canta melodie ineffabili. Su queste piccole mani scendono i tuoi doni infiniti. Passano le età, e tu continui a versare, e ancora c'è spazio da riempire.
Quando mi comandi di cantare, il mio cuore sembra scoppiare d'orgoglio e fisso il tuo volto e le lacrime mi riempiono gli occhi.
Gitanjali II, Tagore Mi sento, spesso, un vaso fragile e stanco perché la vita mi svuota e mi riempie continuamente. Dio mi sceglie e mi benedice sempre, ma quando gli abbandoni, le fatiche, i dolori mi spezzano ho bisogno di fissare il suo volto e di sentirmi l’Amata. Lo cerco ora nella ribellione, ora mormorando, oppure facendogli i conti in tasca e Lui mi dice, spiazzandomi: “Troverai riposo in me, se impari la mia mitezza e la mia umiltà, così il mio giogo sarà soave e il mio peso leggero”. Nel suo sguardo le lacrime riempiono il mio volto, come spesso accadeva a Madre Francesca nei suoi intimi colloqui con l’Amato, e imparo di nuovo a vivere i pesi e le fatiche di questo esistere, affidandomi, perché se li porto insieme con Lui, tutto cambia, non mi schiacciano più. Non è che la vita diventi una facile passeggiata, ma s'illumina di senso, riesco ad abbracciare Gesù abbandonato sulla croce e, nel Signore che mi ama, trovo energie sempre nuove, metto "ali di colomba", divento con Lui pane per chi ha fame. Se non è tutto chiaro, non importa, non devo aspettare che lo sia, perché ci sono sempre tanti motivi per non agire, invece io desidero sentire e gustare la vita, nonostante i dubbi e le paure. Da san Francesco, Madre Francesca e da altri santi ho imparato che, nel cercare la volontà di Dio con tutto il cuore,hanno navigato a vista, esitato, talvolta dubitato, credo che le nostre risposte non siano scritte da nessuna parte, forse neppure nel cuore di Dio, se non come un’attesa e una speranza da parte sua. Non mi ha voluta come una comparsa laddove mi ha previsto dall’eternità, ma, assumendosene ogni rischio, mi ha reso libera di inventarmi una risposta originale per glorificarlo. Oggi, ringrazio con voi il Padre per i doni infiniti che continua a versare nelle mie mani, possa suonare attraverso di me, piccolo flauto di canna, melodie eternamente nuove per valli, colline, bracci di mare lontani. Voi tutti siete tra i regali più preziosi di questi otto anni, sostenetemi con le vostre preghiere e voci. Adesso voglio guardare a Gesù attraverso gli occhi di Madre Francesca per altri cinque anni, perciò mi consegno pienamente e liberamente allo Spirito Santo perchè renda il mio cuore mite ed umile al servizio dei poveri.
Carmen, Associata sfp |