Mettersi in gioco
mercoledì 04 giugno 2008

Ho fatto parte del Gruppo dei Ragazzi di San Benedetto, a Pistoia: la Parrocchia dove alcuni giovani si incontravano settimanalmente, per camminare insieme alle suore e approfondire la conoscenza non solo del Vangelo,ma anche della vita di S. Francesco e della Beata Madre Francesca Schervier.
A questi incontri poi si aggiungevano esperienze "fuori porta": ritiri, tre giorni a Vermicino, Giornate Mondiali della Gioventù, ecc. Ciò che ci legava e comunque ci lega tutt'ora è Dio.

ImageDi tutti questi anni passati con le suore, dei loro insegnamenti e dei loro consigli, mi porto sicuramente una frase:"METTERSI IN GIOCO, BUTTARSI".
E' importante per la vita di ciascuno, affidarsi e fidarsi di quel Dio che ci ama e che è un Padre buono e misericordioso. Beh, vi dico che, per esperienza personale, essere strumento di Dio non è per nulla facile, perchè bisogna METTERSI IN GIOCO.

E ultimamente io non ho fatto altro che far diventare reali queste parole. Infatti a Dicembre del 2007 sono stata chiamata per ricoprire il ruolo di Insegnante di Sostegno a tre ragazzi di seconda superiore: una ragazza sordomuta e due ragazzi dislessici, di 16 anni.
Non vi dico come mi son sentita inadatta! “Perchè proprio io?” mi chiedevo.

E' vero, il mio sogno è quello di diventare insegnante; ma il sostegno è qualcosa di difficile. Col sostegno, in pratica, bisogna spronare il ragazzo a credere nelle sue potenzialità, a credere di più in se stesso. Proprio io, una ragazza impacciata, che non ha mai creduto in se stessa, doveva invece incentivare tre ragazzi. “Non sono all'altezza” mi son detta.

ImagePoi però, mi sono ricordata di quelle famose parole che le suore mi avevano ripetuto per anni, cioè “Mettersi in Gioco”; in più mi sono ricordata di un episodio in cui Madre Francesca si sentiva troppo piccola, non all'altezza dell'impegno che Dio le chiedeva: aiutare i poveri.
Lei si è messa in gioco,si è buttata. E guardate che congregazione straordinaria è nata!

Allora mi son messa in gioco pure io. Certo all'inizio è stato difficile: non sapevo come fare. Ho chiesto aiuto a Dio,e beh, sono arrivata a fine anno e i miei ragazzi hanno dei bellissimi voti e credono di più in loro! Certo ancora c'è da fare, ma per ora ringrazio Dio del lavoro fin qui svolto.

Pensate, che la ragazza sordomuta non voleva neanche iscriversi alla seconda classe: ora ha detto che se continuerò a seguirla io, arriverà fino in quarta! Che felicità immensa!

Accanto all'azione, c'è anche la preghiera: è il momento in cui dono a Dio le mie difficoltà, le mie ansie e paure, ma anche i miei grazie.
Francesca