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Da mesi lavoro in un bel negozio del centro storico, e giorno dopo giorno ho cominciato a conoscere anche le persone che abitano o lavorano vicino a me. Tra tutti mi ha colpito una persona in particolare: è un uomo giovane, uno straniero dal volto e dai modi gentili, che si guadagna da vivere suonando una pianola.
Ho detto suona…certo…perché le braccia sono gli unici arti che gli sono rimasti. Nicolai, questo è il suo nome, vive con grande dignità i problemi che un simile handicap gli crea, non si fa scudo della sua mutilazione per pretendere aiuti o pietà, non è mai aggressivo o scostante, suona, canta e quando nel bicchiere di carta, che tiene sopra la pianola, cade una monetina, sorride e con un cenno garbato, ringrazia…
La sua è una storia triste, ma raccontata senza sbavature, e piena di nostalgia per la moglie e i tre bambini lontani, che per lunghi mesi può sentire solo al telefono o contemplare nelle fotografie che con orgoglio mi ha mostrato. La diversità, la malattia, l’handicap creano a volte disagio, ma la sua dignitosa riservatezza riesce sempre a vincere l’indifferenza o la fretta dei passanti, che non solo gli regalano qualche spicciolo, ma spesso si fermano anche per scambiare qualche parola con lui. E così, tra una nota e l’altra, riesce a mettere da parte un po’ di soldi: una minima parte gli serve per vivere, ma gli altri vengono spediti alla sua famiglia.
Molto spesso passano sotto a questi portici dei venditori ambulanti stanchi, dinoccolati, carichi dei loro borsoni che magari hanno dovuto riempire in fretta e furia perché i vigili li hanno allontanati. Non credo che i loro guadagni siano floridi, ma non c’è una volta che, passando davanti alla pianola, non lascino cadere una moneta per il povero mutilato….
Che bella solidarietà è questa, che sa condividere anche il poco o il niente con chi sembra ancora più povero. Mi fa inevitabilmente risuonare nel cuore le parole di Gesù che, osservando commosso la vedova, confida ai suoi “ questa vedova ha gettano nel tesoro più di tutti gli altri, poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva…” (Mt cap. 12, 43-44).
Ho cercato in qualche modo di tratteggiare la bella figura del suonatore ambulante perché mi ha fatto molto riflettere in questi mesi. Non so quale sia la sua fede, ma sono certamente cristiani la pace ed il coraggio con cui ogni giorno abbraccia la sua croce e inizia la giornata spingendo una carrozzella.
Potrebbe essere ovvio, a questo punto, il confronto con le mie o le nostre lamentele di fronte a contrarietà od ostacoli molto meno difficili da affrontare. Ho voluto però condividere con voi questa bella esperienza affinché sia un invito alla forza e alla speranza cristiana per riconoscere con umiltà un piccolo passo verso la pienezza di Dio, la cui presenza comunica consistenza a tutto quello che è.
Elisabetta - associata sfp |