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Creare possibilità per allargare i confini della famiglia umana:
questo desiderio e questa passione sono palpabili e visibili, entrando a far parte della piccola grande famiglia di Taizè seppure per un breve periodo: l’abbiamo sperimentato anche noi, professe temporanee dell’Area italiana insieme a Sr.Licia e Sr. Marina, in una settimana intensa di dialogo e condivisione, dal 23 al 30 agosto 2009. La comunità ecumenica di Taizè nasce in Francia, durante il secondo conflitto mondiale, dall’ispirazione di un uomo svizzero, protestante, frere Roger, il quale è spinto dall’intuizione che“affinché i cristiani siano fermento di pace nell’umanità, non possono rimandare oltre una riconciliazione fra di loro." Molti anni dopo, così scriveva:“Il mio cammino è stato segnato dalla testimonianza di vita di mia nonna;
seguendola ho trovato la mia propria identità di cristiano riconciliando in me stesso la fede delle mie origini con il Mistero della fede cattolica senza rottura di comunione con nessuno”. Oggi la comunità è costituita da circa un centinaio di monaci, cattolici e di diverse origini evangeliche, provenienti da quasi trenta nazioni, una “parabola di comunione”, un segno concreto di riconciliazione tra cristiani divisi e popoli separati. Per noi è stato meraviglioso aprire occhi e cuore e sentirci piccola tessera della variopinta comunità della vita che tanto ci sta parlando grazie alla nostra direzione capitolare “Generare compassione e speranza nella comunità della vita”. Ritrovarsi insieme, con migliaia di giovani provenienti dai diversi continenti e di diverse confessioni religiose, cattolici, ortodossi ed evangelici, alla presenza di Dio nell’ascolto della Parola, nel silenzio, nella lode, è stata opportunità di gratitudine, di riflessione ed interrogativi. 
Frere Roger scriveva ancora: “In Cristo noi ci apparteniamo reciprocamente. Quando i cristiani sono separati, il messaggio del Vangelo diventa impercettibile…
Come rispondere alle nuove sfide delle nostre società, specialmente quelle della secolarizzazione e degli accordi fra le culture, senza riunire i doni dello Spirito Santo presenti in ognuna delle famiglie cristiane? Come trasmettere a tutti la pace di Cristo restando separati?” L’esperienza vissuta a Taizé ci fa gridare con più forza al mondo che è possibile uno scambio di doni fra le differenti tradizioni cristiane. Ognuna di esse infatti ha valorizzato l’uno o l’altro aspetto del Mistero della fede, così come è grande la ricchezza tra le Chiese dei diversi continenti.
Questo scambio qui già è realtà: lo abbiamo sperimentato attraverso la preghiera comune e gli incontri personali, nei quali si approfondisce la stima reciproca. Questo non ha fatto che aumentare il desiderio di impegnarci per costruire l’unità ed ha consolidato la convinzione che ciò che ci unisce è più importante di ciò che ci separa. Ed il desiderio è quello di lasciar trasparire questa realtà attraverso la nostra vita! |