|
Sono Francesco, ho 47 anni e sono originario di Palermo, dove ho vissuto per parecchi anni. Gestivo un’osteria a conduzione familiare, che era la mia passione, avevo una famiglia e tanti affetti. Ma a causa di una forte depressione ho commesso un grave reato che mi ha segnato e che ha cambiato la mia vita, facendomi perdere tutto quello che, con impegno e fatica, avevo costruito fino a quel momento. Così, nel 2001, sono finito in Ospedale Psichiatrico Giudiziario a Barcellona, in provincia di Messina. E’ stato terribile perché mi sono ritrovato solo e con gravi problemi di debolezza mentale.
L’OPG è un luogo dove si è privati non solo della libertà ma anche della dignità di uomo; dove telefonare ad un familiare è permesso per 10 minuti una volta a settimana; dove di ospedale c’è poco, è un carcere in tutti i sensi… un ambiente dove le persone vengono ghettizzate e dimenticate; un luogo che andrebbe ripensato come struttura alternativa che aiuti la persona a guarire e ad inserirsi nella società! Quanto ci sarebbe bisogno di una società sana e solidale, che riuscisse a superare le discriminazioni!! All’OPG, specialmente se la persona non ha riferimenti familiari, l’unica fonte di vita, speranza e amore sono i volontari. Queste persone speciali fanno del volontariato una ragione di vita, trasmettendo amore e solidarietà a tanti esseri umani. Grazie a loro ho ricominciato ad avere fiducia nella vita e a ricostruirmi come uomo. Soprattutto sono riuscito a recuperare la lucidità mentale, che mi ha portato alla libertà. Mi ritengo molto fortunato, anche se ho avuto una grave disgrazia nella vita! L’essermi ritrovato lo devo anche alle persone che mi hanno dato la possibilità di lavorare in una cooperativa come falegname, mi hanno accolto nelle loro famiglie, mi hanno sostenuto facendomi risocializzare e valutandomi per la persona che sono e non per la disgrazia accadutami. Un grazie alla mia rinascita lo devo anche agli operatori e volontari della Casa di Solidarietà e Accoglienza di Barcellona. Tra questi sr. Laura che con il suo impegno giornaliero è un esempio d’amore e di solidarietà verso il prossimo che soffre. Insieme a P. Pippo svolgono un ruolo fondamentale all’OPG: curano l’aspetto religioso e sono un sostegno morale importante per tutti i ricoverati che, come me, hanno perso i riferimenti familiari. Loro cercano di ricucire i cuori delle famiglie e le relazioni perse per vari motivi. Quando non ci riescono sono loro stessi a diventare padre o madre, fratello o sorella. Con questo loro impegno, guidati e sostenuti dalla grazia di Dio, riescono a far riemergere delle vite umane che, senza di loro, si sarebbero perse nel tunnel della malattia mentale e nella solitudine. Posso testimoniare che per stare bene e superare la malattia mentale c’è bisogno di tanto amore e solidarietà, bisogna far sentire utili le persone che vivono il disagio, cercare di renderli autosufficienti, non fargli mancare un minino di impegno lavorativo, creando relazioni umane e naturalmente fornendo loro cure adeguate. Nella mia esperienza ho imparato cosa significa solidarietà e amore per il prossimo: è nella sofferenza che emergono questi sentimenti. E adesso che ho ricevuto questi insegnamenti dalla vita e sono stato aiutato da persone che da estranee sono diventate come dei familiari, mi sento pronto a trasmettere solidarietà e amore per il prossimo. Ecco perché ho accettato l’invito di P. Pippo di passare da ex – ricoverato a volontario della Casa di Solidarietà e Accoglienza. Cercherò di trasmettere tutto quello che di positivo ho colto da questa esperienza, se pur nata da un fatto negativo!! Francesco |