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La figura di Santa Chiara è da sempre, per me Francescana dei Poveri, un punto di riferimento importante. Riflettendo sulla sua vita ciò che mi colpisce è il suo essere sorella tra le sorelle. Convinta di non potere andare a Dio da sola, si prodiga instancabilmente perché le giornate siano intessute del primato dell’amore, un amore concreto, gratuito, libero da compromessi, che si snoda nella vita fraterna raggiungendo l’unione con lo Sposo in unità con le sorelle che le sono state affidate.
Generosa nel perdonare, nell’accogliere con benevolenza quelle più fragili, porta in sè con delicatezza materna le loro debolezze, le forma all’amore con mille gesti di cura, si fa spazio accogliente per tutte. Senza nulla pretendere per se stessa, è pronta ad alleviarne ora il pianto ora la stanchezza. Quando lava e bacia i piedi impolverati di quelle che tornano esauste dalla questua, annuncia il vangelo dell’amore che si fa servizio in un dono senza misura. Le sorelle poi, testimoniano di un amore visto e ricevuto; anche le loro malattie vengono portate da sorella Chiara e, spesso, risanate con il tipico gesto della croce sulla fronte. Soprattutto è il linguaggio dell’amore nella sua concretezza che le coinvolge; l’affetto profondo che nutre per ciascuna di loro diventa la forza travolgente e catalizzante all’interno ma anche all’esterno del monastero.

Come non pensare al nostro Carisma SFP di guarigione che si prende cura di tanti cuori feriti dalla vita! Chiara è in armonia con tutto ciò che la circonda: una donna riconciliata con se stessa che fa dono gratuito della sua femminilità fino a poter dire, prima di morire, “Benedetto sii tu, Signore, che mi hai creata”… Loda, ringrazia, prega per la pace e ottiene la liberazione di Assisi dalla morsa dei saraceni. Intercede e guarisce, non solo le sorelle, ma anche la gente che con fiducia si rivolge alle sue cure. Restituisce la serenità interiore a quei frati affetti da tentazione, mandati a lei da Francesco perché li liberasse dal “nemico”. A contatto con la tenerezza, le cure materne e l’umiltà di sorella Chiara, tutte le realtà di male si sottomettono e si trasformano docilmente da tenebra in luce. Chiara è una donna ricca in umanità, e poiché tale, può stabilire relazioni forti, intense, raggiungendo una comunione piena con la comunità della vita. Lo testimonia la 4° lettera ad Agnese di Praga, dove si colgono gli accenti della tenerezza, della sensibilità umana e spirituale insieme, del profondo rapporto con lo Sposo povero e crocifisso. Da questa sorgente sgorga forza, tenerezza, tenacia, docilità, abbandono, fiducia, amore capace di guarire e restituire la persona a se stessa. E’ questa la profezia della speranza che si sprigiona dal cuore di Chiara fin dal suo sorgere, che continua a svilupparsi ancora nell’umanità povera e sofferente di oggi attraverso i tantissimi gesti di cura di chi si lascia affascinare dal suo messaggio. Una profezia che parla della costruzione di una nuova umanità.
Sr. Vincenzina, sfp |