Home page
News
Chi siamo
Associati
Servizi con i poveri
FcP Onlus
Mondo Giovani
Fidanzati e coppie
Giustizia Pace Ecologia
Intenzioni di preghiera
Festa amici
Galleria fotografica
Contatti
Link correlati
Come in un rito solenne PDF Stampa E-mail
domenica 14 febbraio 2010

Violeta ha gli occhi grandi e tristi, ma quando si siede in silenzio, diventano febbricitanti: inseguono visioni.
A cosa pensa?
Forse a domani, quando finalmente lei ed Alina, sua sorella che ha solo sedici anni, saranno finalmente al sicuro, in Germania, dove le attende Dan, il fratello maggiore.
Forse, invece, ripensa all’angoscia di quei giorni in Romania, quando di Alina si erano perse le tracce.Image Dopo l’ennesimo litigio con il papà era scappata di casa; altre volte era successo, ma dopo poche ore era rientrata, quella volta no.

Le notti insonni ed interminabili nell’attesa, i giorni vuoti nella ricerca infruttuosa.
Poi finalmente qualcuno aveva loro detto che Alina era partita per l’Italia.
Alina ora si trovava in una delle città del nord e le persone che l’avevano aiutata nel viaggio si erano poi trasformate in autentici carcerieri, cosicché  Alina non poteva telefonare, uscire da sola, chiedere aiuto.

Violeta sperava non fosse vero, ma aveva il sospetto sempre più reale che sua sorella, in Italia, fosse divenuta una delle tante schiave del sesso a pagamento.
Così decise di contattare l’organizzazione nella quale era incappata Alina e con finta ingenuità si dichiarò disposta a tutto, pur di andare a lavorare il Italia.Image
 “Quelli” le propongono l’affare. Le procureranno il visto per il viaggio, i biglietti e l’alloggio nelle tappe e all’arrivo.

Così Violeta affronta la stessa galleria degli orrori di Alina, le false promesse, il debito per i documenti di viaggio, gli stupri e le violenze dei vari mercanti di esseri umani.
Come Alina anche Violeta finisce in strada; viene fatta prostituire sui marciapiedi di Padova, controllata a vista dai suoi aguzzini.
Malgrado la vergogna ed il dolore Violeta è lì per ritrovare la sorella: si guarda intorno, raccoglie voci, sussurri, colleziona informazioni. Finchè scopre che  Alina è in un albergo.
La raggiunge, non concede tempo agli abbracci ed alle lacrime. Raccolgono pochi vestiti; scappano in taxi fino alla Questura.

Raccontano tutto ciò che hanno scoperto, denunciano l’organizzazione criminale, piangono di gioia e di rabbia, di dolore e di liberazione.
La Questura le accompagna da noi in un notte di febbraio.
Dopo l’orrore subìto, a loro non sembra vero di bere un thè caldo in compagnia, di poter fare la doccia e riposare al sicuro.
Continuano a ringraziarci e a dirci quanto meravigliose siano persone, come noi, completamente dedicate ad aspettarle e ad attenderle.
 
In questa fredda notte le abbiamo accompagnate alla stazione. Domani mattina saranno già in ImageGermania. Hanno indossato gli abiti che abbiamo offerto loro, tute calde, giacconi imbottiti, scarpe comode… Nel pomeriggio avevano preparato i bagagli.
Piangendo, avevano stipato, alla rinfusa, in una valigia gli stivali d’argento con i tacchi a spillo, le minigonne e tutto quanto usato in strada.

Prima di andare in stazione hanno voluto essere accompagnate ai bidoni della spazzatura. Poi come in un rito solenne, hanno sollevato insieme la valigia ed insieme l’hanno scaraventata in un cassonetto.
Basta, chiuso con quel passato: si sono abbracciate e ci hanno abbracciate.
La commozione ci impedisce di dirci qualsiasi parola, ma era giusto così: solo il silenzio può contenere la piena dei sentimenti e la gratitudine reciproca per esserci incontrate, seppure per brevi, intensi giorni.

ImageIl treno parte e noi torniamo a casa.
Nel cuore l’indignazione per questo perverso meccanismo di compra-vendita di esseri umani, si popola di volti: …quanti!
Trasformo in preghiera il dolore e la rabbia impotente: “accolga il Signore i nostri pochi pani e pesci e li moltiplichi a favore delle vittime, cambi i cuori dei mercanti di donne e dei clienti del sesso a pagamento… Grida vendetta al Suo cospetto  l’accaparramento esclusivo delle ricchezze da parte di pochi paesi del mondo che muove una forma di emigrazione così disperata.
Ci faccia Dio capaci di condividere i beni della terra tra tutti i popoli!”.

Sr. Mariapia, sfp

P.S.: I nomi e le immagini sono di fantasia.

 
< Prec.   Pros. >
© 2010 Suore Francescane dei Poveri - Area Italiana
Largo Berchet, 2 - 00152 ROMA