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Rosa è la figura chiave che introduce, nella diocesi di Assisi, il cammino formativo per le coppie separate che desiderano rimanere fedeli al matrimonio. La sua insistenza nel chiedere un accompagnamento spirituale, ha reso possibile l’inizio di un percorso che si sta rivelando un segno visibile della misericordia di Dio verso le sue creature, mentre offre a Madre Francesca la grande occasione per penetrare nel tessuto della famiglia e di sanarne le piaghe. Ecco quanto lei stessa racconta del suo cammino di fede all’interno della sua sofferta esperienza.
Tutto è iniziato quella mattina quando, dopo essermi alzata, mi sono accorta che l’uomo con il quale avevo condiviso ventitré anni della mia esistenza, non era rientrato a casa e non aveva dormito nel nostro letto.
Da quel giorno la mia vita si è trasformata, dapprima in un calvario successivamente in un tempo di “grazia .” Sì di grazia, perché in questo tempo ho avuto modo di scavare dentro di me cercando di capire cosa si era incrinato nel nostro rapporto.
Mi chiamo Rosa ho 46 anni, ho tre figli. Il figlio più grande all’età di tre anni si è ammalato di Leucemia. Sono stati anni di profondo dolore, isolamento e solitudine, ma è stata un’esperienza che mi ha cambiata nel profondo. Non ho mai smesso di pregare. Avevo tanto desiderato questo figlio e, vederlo malato con il rischio di perderlo mi dava una profonda sofferenza, ma nonostante ciò non ho mai perso la speranza. Affidavo a Dio mio figlio dicendo: “Signore hai esaudito la mia richiesta, mi hai dato un figlio; oggi ti chiedo di guarirlo e di suscitare in lui il desiderio di servirti. Riprendilo Signore ma non permettere che la morte se lo porti via”.
Questa frase la ripetevo spesso in tutto il tempo delle cure, percepivo la presenza dello Spirito in tutti i miei gesti: non ero mai stanca, non ho mai perso la fiducia ho continuato a nutrirmi della Sua Parola. E così il tempo è trascorso velocemente fino a quando questo figlio è uscito dal tunnel, miracolosamente guarito. Dopo questa esperienza, la mia vita è fortemente cambiata.
Tornando al tempo attuale posso dire che, la relazione con Dio nonostante le difficoltà, le incomprensioni ed i gravi problemi che una separazione comporta, si è fortemente rafforzata. A momenti di disperazione si alternano momenti di gioia che provengono dalla preghiera, dall’ascolto della Parola e dalle tante persone care che sono rimaste accanto a me. Tante altre invece si sono allontanate, hanno trovato lo spunto per giudicare, per additare per condannare. Così, dall’oggi al domani, non mi sono più sentita parte della mia comunità parrocchiale, e quelli che credevo amici si sono trasformati improvvisamente in nemici.
Le preoccupazioni, la solitudine, la sofferenza, le incomprensioni hanno cancellato dalla mente tutto ciò che in passato mi faceva sorridere, solo i miei figli riescono a scatenare dentro di me la voglia di reagire.
Ma non accettavo il fatto di finire davanti al giudice per porre fine al matrimonio durato ventitré anni. Sentivo che prima di sciogliere il matrimonio, prima di arrivare ad una separazione, era necessario chiedere aiuto a qualcuno che mi parlasse di misericordia e fosse in grado di indicarmi la via del perdono. Volevo trovare la capacità di ascoltare, mettermi in discussione, capire perché quel rapporto di coppia era sprofondato in lunghi silenzi e incomprensioni. Così ho cominciato a vagare da una chiesa all’altra cercando momenti di intimità con Dio e qualcuno che potesse ascoltarmi e parlarmi con amore, senza giudicarmi.
Mi sono ritrovata accanto alle suore Francescane dei Poveri. Con sr. Vincenzina abbiamo iniziato un percorso di amicizia e di discernimento su un possibile cammino che fosse di supporto e di sostegno a persone che come me vivono la stessa realtà.
Con il passare del tempo ho compreso che affidarsi a Dio nella preghiera è una “medicina” indispensabile per la cura dell’anima, ed ho scoperto anche la necessità di condividere con altri fratelli sia la Parola di Dio che l’esperienza, in un luogo dove ci si sente finalmente accolti, un luogo dove nessuno ti giudica, e dove liberamente ti racconti nelle luci e nelle ombre. E’ una scuola che ti insegna a Perdonare, a ricostruire i tuoi giorni senza arrenderti.
Abbiamo insistito perché la nostra Diocesi cominciasse questo cammino di supporto, pur nella semplicità, ma soprattutto con la benedizione del Vescovo. Ci ritroviamo una volta al mese, e posso dire che il gruppo è lo strumento voluto da Dio per curare le ferite della Chiesa, mi è di grande aiuto e mi permette di non sentirmi completamente sola.
Spero che quanti sono nel dubbio e nella solitudine, trovino il coraggio di affacciarsi alla finestra ed uscire da quella stanza che per troppo tempo è rimasta nelle tenebre. E’ ora di assaporare il gusto e il calore che la Luce di Dio emana in ciascuna creatura. Se lo desideri puoi leggere anche l'esperienza di Sr. Vincenzina, che lavora con il gruppo diocesano di separati ad Assisi. |