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“Il Signore mi donò dei fratelli…, mi condusse tra i lebbrosi e usai con essi misericordia” Nell’ anno 1226 Francesco afferma, nel suo Testamento, di aver ricevuto da Dio il dono dei fratelli, il dono di fare penitenza e di usare misericordia verso i lebbrosi (Cfr. 2Test 1. 14). La sua vita è un inno di lode a Dio per l’infinita bontà con cui lo ha guardato, amato, consolato. Attraverso il colloquio assiduo con Cristo e il servizio amoroso ai fratelli diventa un uomo riconciliato con se stesso, con le creature e con il creato.
Ciò che personalmente mi colpisce della sua vita è la volontà profonda di “restituire” al Padre, per mezzo dei fratelli, i doni ricevuti poiché “tutti i beni sono Suoi e di tutti rendiamo grazie, perché, procedono tutti da Lui” (Rnb 17). La vita infatti non mi appartiene ma è data a me perché io ne faccia, giorno dopo giorno, un dono ai fratelli e sia strumento di guarigione e riconciliazione. In 2Cel 89. 96 si racconta che Francesco esorta un povero a perdonare il suo padrone per avergli tolto i beni, e alla risposta di diniego del povero, regala il suo mantello dicendo: “ti do questo mantello e ti prego di perdonare al tuo padrone per amore del Signore Dio”. E ancora, incontrata una povera dama malata d’occhi come lui, fa restituire il mantello con queste parole: “Il povero al quale hai imprestato il mantello, ti ringrazia, ma ora riprendi ciò che è tuo”.
Il cuore pieno di compassione di Francesco mi richiama ad un’accoglienza incondizionata verso quei ragazzi extracomunitari e adulti con situazioni di emarginazione che incontro nei ministeri. Farmi carico delle loro ferite, dar loro ascolto, amore e fiducia, mettendo a disposizione i miei talenti, riempie il mio cuore di gioia e di pace e mi dà l’opportunità di restituire al Padre i doni da lui ricevuti e di rendere la mia vita un atto di ringraziamento. Come Francesco anche Madre Francesca vive la riconciliazione in nome di Dio e come “restituzione” dei beni al Padre: fa esperienza della sua piccolezza, fragilità, peccato, ma anche della profonda misericordia di Dio. Lo sguardo di Cristo l’affascina a tal punto da riconoscere in ogni fratello sofferente la Sua presenza e il fuoco dell’amore per il prossimo brucia nel suo cuore.
Anche nella mia vita l’esperienza della paternità e misericordia di Dio è fondamentale e mi rende capace ogni giorno di spalancare il cuore alla fratellanza universale e alla riconciliazione. Così nel servizio al Centro Missionario della Diocesi di Assisi sperimento la gioia di essere sorella e strumento di guarigione di quella parte di umanità più lontana e più povera. Dio mi insegna a condividere la sua stessa compassione per la folla straniera e affamata, e i piccoli gesti che compio sono briciole d’amore che contribuiscono a portare aiuto concreto e annuncio del vangelo a tanti fratelli abbandonati. sr. Vera, sfp |