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Suor Barbara
“ Dammi Tutto” questa è la frase che a sedici anni ho sentito risuonare nelle mie orecchie e da cui è cominciato il mio cammino di ricerca. Cercando di capire cosa questa frase significasse e come realizzarla, sono arrivata a Casetta Nova. L’incontro con le Suore Francescane dei Poveri e l’approfondimento del carisma mi ha condotta al 18 maggio 1986 - festa di Pentecoste - quando ho offerto a Dio la mia vita per l’umanità povera e sofferente. In 25 anni ho incontrato nel mio cammino tantissimi fratelli e sorelle. Con alcune ho condiviso un cammino quotidiano fatto di vita comune, preghiera, progetti e missioni da portare avanti. Con altri/e ho percorso solo qualche tratto di strada: periodi significativi come i dodici anni in Senegal, i quattro a servizio dei poveri a Padova, ed ora a Roma.
Ancora oggi“ Dammi Tutto”è la frase che dà senso al mio cammino. Il servizio che svolgo al centro diurno Raggi di Sole mi fa stare accanto ai fratelli: nell’incontro riscopro me stessa e la mia vita migliore. (Suor Barbara F.) Sr. Vincenzina
“Mio Dio e mio Tutto” Nel mio cuore risuona ancora oggi la parola forte del Vangelo di quel 18 maggio: "Pietro, mi ami tu? Mi ami più di...?"Avevamo scelto questo brano sull'onda dell'esperienza della chiamata di Madre Francesca; in quel contesto mi sono sentita interpellare personalmente "Vincenzina, mi ami tu più di...?” La mia risposta fu generosa, immediata, aveva le caratteristiche del fuoco della Pentecoste.
Le parole della formula "Mio Dio mio Tutto" mi si sono scolpite dentro come un marchio indelebile. Sentivo forte la spinta ad andare per il mondo a sanare le ferite con la stessa tenerezza e la stessa misericordia che Dio aveva usato con me. Cominciai subito coi bambini ad Oliveri, poi coi giovani a Messina. Seguì il Senegal con la realtà della formazione, ed oggi con le famiglie di Assisi nelle loro diverse tappe di crescita e trasformazione. Negli anni la realtà del "Mio Dio mio Tutto" ha varcato i confini dell'entusiasmo ed è approdata alla soglia della consapevolezza profonda che la mia vita non avrebbe senso se non in quel "Tutto". Da qui prende gusto il "fare" ed è qui che ogni sera ritorna il cuore, dopo avere amato intensamente durante il giorno, per ritrovare la dimensione "dell'essere".
Dopo 25 anni di servizio ai poveri, dopo avere a lungo esercitato il dono dell'ascolto dei fratelli feriti, ho scelto di celebrare il Giubileo in Terra Santa. Ho voluto sperimentare da vicino i luoghi che hanno visto il Maestro Gesù operare miracoli di guarigione fisica e spirituale e calpestare la terra che fu testimone di questi eventi. Sentivo l'esigenza di rileggere la mia vita alla luce dei fatti della resurrezione e ripercorrere i sentieri della speranza. Ogni luogo visitato ha suscitato in me emozioni profonde ma, uno fra tutti, mi ha toccato il cuore per la sua semplicità e naturalezza: il lago di Tiberiade. Durante la traversata, a metà strada fra le due sponde, dopo aver fermato i motori del battello e avere ascoltato le onde, abbiamo letto due brani del Nuovo Testamento: la tempesta sedata e la chiamata degli apostoli.
Poi, dopo un momento di silenzio, ho letto la formula della professione rinnovando il mio "Sì per sempre" a Dio e ai fratelli. Le parole di Gesù "Io sono sempre con voi" e"Vieni e seguimi" riascoltate in mezzo al lago hanno parlato in profondità al mio spirito dando, alle parole della formula"Mio Dio mio Tutto" , uno spessore del tutto nuovo. Rinnovare la professione sul lago, luogo della chiamata di Gesù e della risposta incondizionata degli apostoli è per me, oggi, l'impegno a seguire Gesù povero e crocifisso senza compromessi. Riparto da qui per continuare questa divina avventura, portando in cuore l'eco delle parole "Io sarò sempre con te". (Suor Vincenzina R.) 
Sr. Tiziana
Celebrare il venticinquesimo anniversario della mia prima professione è stata un’occasione importante per guardarmi indietro ed essere riconoscente del dono della chiamata come SFP. La vita religiosa mi ha dato l’opportunità di sperimentare l’ampiezza e la profondità dell’amore di Dio nelle piccole cose quotidiane e nei fratelli e nelle sorelle a cui sono legata in ogni momento. Fin dall’inizio del cammino sono stata attirata da queste parole del vangelo di Giovanni (12,32): “Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”. Danno senso e direzione a quello che faccio e a quello che desidero essere: uno strumento di guarigione nella comunità della vita, come Gesù Risorto continua a rivelarci. Far parte della comunità SFP mi dà la grazia di continuare questo cammino, con umiltà nelle difficoltà e nelle prove, con gratitudine per l’attrazione misteriosa di Dio. So che non possiamo risolvere i problemi di tutta l’umanità povera e sofferente, come sognavo da giovane, ma credo nel potere di un piccolo seme piantato insieme, in nome di Dio. So che viviamo in un momento molto difficile di transizione ma sono convinta che il nostro carisma sia più necessario che mai. La sfida secondo me è più interna. Come direbbe Madre Francesca: il fuoco dell’amore di Dio e del prossimo bruciava dentro di me... La domanda è: come possiamo far sì che questo fuoco bruci dentro di noi e tra di noi? Mi chiedo continuamente cosa dobbiamo cambiare, lasciar andare e lasciar entrare nella nostra vita di SFP. Vogliamo essere realistiche, accoglienti e vicine alle persone e ai loro problemi. Ma nello stesso tempo ci troviamo davanti a delusioni, tristezza, scoraggiamento e un senso di perdita. Ogni giorno ci troviamo di fronte ad una tensione, che presenta tutti i rischi per noi: possiamo scegliere di servire il nostro io cercando il successo, rimanere passivamente sullo sfondo, lamentarci con rabbia ed amarezza dell’ingiustizia delle istituzioni... eppure, nonostante la diversità delle sfide che ci troviamo ad affrontare, sono tanto grata di vedere donne intorno a me così devote e fedeli alla visione e alla missione di Madre Francesca : mi rassicura sul fatto che la nostra presenza è veramente necessaria e continuerà in futuro. Oggi a mia speranza per le Suore Francescane dei Poveri è quella di diventare sempre di più ministri dell’unzione, come segno della presenza di guarigione di Dio. La nostra chiamata è di abbracciare le piaghe dell’umanità povera e sofferente e sono convinta che lo possiamo fare attraverso dei rapporti significativi, rispettosi e profondi, tali da poter arrivare a benedire e portare l’unzione ai nostri fratelli e sorelle, ogni volta che ne abbiamo la possibilità e gli altri sono pronti ad accoglierla. La mia speranza per la vita religiosa è di trovare modi nuovi e significativi di condividere il nostro tesoro nella comunità ecclesiale più ampia. La vita religiosa sta diminuendo come numero ma non diminuisce certo la forza della nostra eredità. (Suor Tiziana M.) |