Home page
Dare voce al grido dei pių deboli
News
Chi siamo
Associati
Servizi con i poveri
FcP Onlus
Mondo Giovani
Fidanzati e coppie
Giustizia Pace Ecologia
Intenzioni di preghiera
Festa amici
Galleria foto e video
Contatti
Link correlati
Incontri... che non mi lasciano indifferente PDF Stampa E-mail
giovedė 19 novembre 2009

Stazione di Milano
Il treno come al solito è in ritardo, ma per fortuna un buon libro mi fa compagnia. Sono talmente presa da quanto ci leggo che nemmeno il via vai frenetico di gente, fischi dei treni, annunci ritardi, odori acri, mi fanno più impressione. Cerco di estraniarmi da tutto e da tutti. Sogno di essere da un'altra parte, magari con qualcuno che mi faccia sentire a casa, che mi racconti cose che mi fanno stare bene.

Con un fare sufficiente giro la 144esima pagina e, in quel mentre, una voce accompagna una mano che si allunga verso il mio libro dicendomi: tu che sei così istruita hai un attimo per ascoltarmi? Image
Alzo lo sguardo e capisco che è un uomo che solitamente etichettiamo come barbone. Sono tentata di dirgli che non ho soldi, che  mi dispiace, ma lui mi previene abbozzando una poesia, improvvisando, in mezzo alla stazione, una scenetta, tutta per me.
Trova ispirazione dai miei denti, che come dice lui, sono molto più belli dei suoi, che anche se non arriva ai 50 anni, è già da tempo che non ne ha più uno. Lo seguo incantata dalle parole che sembra scegliere con estrema cura, senza vergogna, con delicatezza. Rimango sbigottita, con il libro ancora aperto alla pag 144.

Alla fine faccio per stringergli la mano per presentarmi, ma questa volta è lui che mi osserva meravigliato, come se violassi un enorme ostacolo, infrangessi chissà quale regola. Si guarda intorno, e timoroso, accoglie la mia stretta di mano dicendomi il suo nome: Paolo. Image
Il mio treno viene annunciato e mi spiace che dobbiamo lasciarci subito. Chiudo il libro. Ci salutiamo augurandoci buon viaggio e lui ringraziandomi con qualche altro versetto di una poesia.


Padova
Salgo in autobus e ti “incontro”, stanco, con la frangia tutta in avanti che ti copre leggermente gli occhi. Nel vedermi, suora, mi lanci un insulto e ti metti a parlottare con i tuoi amici, che non perdono occasione per ridere con te.
Potrei fare mille cose come richiamarti, chiederti se ci sono problemi, invitarti a non  bestemmiare, almeno davanti a me… ma scelgo il silenzio. Intanto continui a guardarmi e a fare tanti versi.

Probabilmente queste parole non le leggerai mai, ma voglio dirti che tu, amico di viaggio, non mi lasci indifferente, anzi, mi fai nascere mille domande sul mio dover essere e incapacità di starti accanto… o lasciarti restare accanto a me.
Il tratto in autobus pare infinito, quanto ci si sente a disagio, e non si sa che pesci pigliare! Il muro tra noi due prende sempre più consistenza e quanto vorrei essere capace di demolirlo con un sorriso, una battuta.Image

Arriva la mia fermata e ho la sensazione di aver perso un’occasione preziosa; chissà cosa c’è dietro a tutti quegli improperi; forse dolore, vecchie ferite, o semplicemente luoghi comuni, dei quali la mia categoria ti pare impastata.
Prima di scendere ti guardo per l’ultima volta, per non dimenticare i lineamenti del tuo volto, così giovane e così misterioso. Lineamenti che non mi lasciano indifferente e che si trasformano in preghiera.

Sr. Jenny, sfp

Foto da www.flickr.com di Paolo Màrgari e Andrea Zaratin-Prometeo90

 
< Prec.   Pros. >
© 2012 Suore Francescane dei Poveri - Area Italiana
Largo Berchet, 2 - 00152 ROMA