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L'arteterapia, ovvero, il curare con l'arte
domenica 21 febbraio 2010

ImageDove va la mano là seguono gli occhi,
dove guardano gli occhi là si dirige la mente,
dove posa la mente là nasce l’emozione,
dove palpita l’emozione là si realizza l’essenza dell’arte.

(Abhy Naya Darpana)

La finalità principale dell’Arteterapia è quella di far riscoprire alla persona l’arte che ha dentro di sé, le sue risorse e capacità, nuove vie di speranza. Può riemergere così, nella persona in difficoltà, il senso del bello: la bellezza interiore, l’impronta divina, sacra, vitale e misteriosa. Nel disegnare, lasciare un segno, dipingere un quadro, realizzare qualcosa con la creta, si abbattono quei muri di chiusura e di diffidenza nati a causa della sofferenza, traumi o diversità fisica. La pittura, la scultura, diventano rappresentazioni del profondo bisogno di comunicare dell’essere umano. Il bambino ha il bisogno primario di comunicare la fame, il dolore, la paura, il bisogno di essere curato, ed ecco il Imagepianto, forse la sua prima forma espressiva o “artistica”, volontà di comunicare per crescere  e vivere.

Nel settembre 2008, ricca dell’esperienza vissuta negli Stati Uniti, ho cominciato la scuola di arte terapia clinica a Milano, che mi sta offrendo una modalità nuova per ritornare all’essenza dell’esistenza, alla sua sacralità e bellezza. E’ un’opportunità per cogliere e riaffermare una sfida: credere che ogni essere umano ha il bisogno, il diritto e dovere di trovare una via di espressione per rendere visibile ciò che è invisibile, dare forma a quanto prova, sente nel suo più profondo, ma per il quale le parole non sono sufficienti. Questa sfida, sono stata aiutata a coglierla innanzitutto nella mia storia personale, dalle mie Sorelle Sfp degli Stati Uniti, che hanno avuto l’apertura e audacia di guardare oltre e, in qualche modo, ridonarmi il dono dell’arte, facendomi riconoscere che era una parte molto importante di me, un po’ accantonata. Ecco che il pregare, facendosi aiutare da un lavoro artistico, l’essere coinvolta in un workshop di argilla con delle donne in difficoltà, lo sperimentare nuovi materiali, mi ha fatto prendere consapevolezza, nel modo più crudo e urgente, di quanto la nostra anima, ma non solo, anche il nostro corpo, il respiro, la mente, abbiano estremo bisogno di bellezza. Non è stato forse proprio il Signore il Imageprimo artista che si è sbizzarrito con la sua creatività nella creazione?  

L’arteterapia assume un significato ampio di partecipazione alla bellezza, alla creazione, all’essere creatura, di sollievo, cura. Nelle sue dimensioni di spazio, tempo, materia, immaginazione, l’arteterapia diventa zona franca dove ci si può dare il permesso di entrare in contatto con le proprie emozioni, i propri vissuti, più o meno difficili, rievocarli, per poi accettarli e accoglierli. In fondo l’arte, anche in quest’accezione plastico-visiva, (che dunque si serve di colori, carta, argilla, legno, pietra, materiali di recupero)…ha sempre avuto come complici le emozioni e i sentimenti, ricordi, desideri, sogni.

Concretamente l’esperienza che sto vivendo a scuola con i miei compagni, con i quali ho iniziato questo percorso, mi sta offrendo l’occasione di stare faccia a faccia con un mondo nuovo, in cui è possibile vivere la cura, la compassione e la speranza, in maniera creativa. Uno degli aspetti terapeutici Imagedell’arteterapia che più mi piace, è che si lavora in gruppo,  e di conseguenza, il clima di comunicazione e custodia che si crea, diventa luogo di guarigione, solidarietà, compassione, in cui si impara, giorno dopo giorno, a cogliere il mistero dell’animo umano.

…e dove si realizza l’essenza dell’arte là vi è il segreto dell’animo.

Sr. Jenny, sfp

 
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