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Prime impressioni
venerdė 13 gennaio 2012

Sr Tiziana, sr Barbara, sr Vincenzina
Si dice che non bisogna fidarsi delle prime impressioni, credo che sia una cosa saggia, ma non sempre il nostro cuore segue i saggi consigli.

ImageHo conosciuto Sr Tiziana la prima volta che sono stata a Casetta Nova. Era vestita di bianco, camminava spedita e sorrideva. Mi hanno detto che era una giovane professa che stava al Centro Giovanile e che faceva la cuoca dai Padri Oblati di Maria Immacolata. Qualcuno ha aggiunto: “E’ laureata in giurisprudenza”.

Mi sono detta: “Ma come? Si era laureata per diventare suora e fare la cuoca?!”. Ero spiazzata ed ero curiosa di saperne di più sul suo conto. Per cui quando ho saputo che sarebbe venuta  a trovarci a Padova nell’appartamento che condividevo con altre studentesse, ero contenta. Sembrava strano ospitare due suore, ma tutto è stato così semplice e familiare che non ci siamo troppo preoccupate quando lei e sr Gianna, allora novizia, hanno voluto dormire al nostro posto per terra sui materassi!

Un anno dopo ero nuovamente a Casetta Nova, stavo cercando di capire cosa fare della mia vita, ero inquieta e mi confidai con lei.  A quei tempi non faceva più la cuoca, frequentava Diritto Canonico all’Università del Laterano e mi disse che non era facile per una suora farsi spazio in quell’ambiente. Un compagno per prenderla in giro le aveva chiesto: “Ma che ti hanno mandato a fare qui? A studiare per diventare Madre Generale?”. Ci siamo fatte una bella risata. Era la primavera del 1988.



Sempre quella prima volta famosa avevo notato un’altra suora, con un gran ciuffo di capelli che le usciva dal velo. Era a bordo di una macchina e gridava qualcosa a qualcuno. Già il fatto che guidasse una Reanut 4 rossa, me la rendeva simpatica. Quando è scesa e con un forte accento siciliano ha iniziato a scherzare, ho confermato la prima impressione. Era sr Barbara.

Anni dopo mi ha accolta all’aeroporto di Dakar, dove venivo per lo stage di noviziato. Con il suo umorismo ha contribuito a sdrammatizzare tante mie paure in quei due mesi indimenticabili. Più tardi, quando ci siamo ritrovate in comunità a Casetta Nova, ha continuato a dirmi cose vere scherzando. Bei tempi! La Renaut rossa infine è stata venduta, ma lei si era convertita da tempo alla bicicletta.Barbara continua a pedalare su percorsi non scontati, spesso in sorpasso, fedele a se stessa e a chi pedala con lei. La bicicletta che usava in Senegal è rimasta in eredità al noviziato, ma è a sua disposizione, qualora volesse fare un tour dalle nostre parti.



ImageQuando ho visto per prima volta sr Vincenzina, l’ho presa per un’altra. Ero a Padova ed ero venuta in comunità per conoscere sr Mariapia, il quarto membro della nuova comunità che aspettavamo da un pezzo e che aveva ritardato il suo arrivo per concludere gli studi di assistente sociale.

Mi avevano detto che era bella, robusta e forte e quando quel mattino mi sono ritrovata davanti alla porta di via del Santo con una suora che corrispondeva a quella descrizione, ho esclamato: “ Tu sei sicuramente sr Mariapia, ciao, io sono Marvi”.

Lei, Vincenzina, mi ha guardato con un sorriso largo e soave, ha lasciato passare qualche secondo e mi ha risposto: “ Ciao Marvi, no non sono sr Mariapia”. “Ops, che figura, e chi sei?” Così con calma si è messa a raccontarmi chi era e mi ha chiesto di me e il tempo è passato senza fretta.

È sempre stato così con Vinci: ti fa sentire al centro del mondo, o almeno del suo ascolto, e con lei nulla è banale, rende solenni le piccole cose. Un anno fa è tornata in Senegal per i voti perpetui di sr Rose e sr Sylviane, le prime giovani che aveva accolto al Foyer. E’ stata una grazia averla per pochi giorni con noi al noviziato, questa casa che aveva sognato e per la quale aveva offerto e sofferto. Ho capito un po’ meglio la parabola del chicco di frumento che muore e porta frutto. Grazie Vinci!
(Sr. Marvi)

 
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