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Quando sentiamo il grido
giovedė 20 ottobre 2011

 Una grande opportunità partecipare al primo Convegno per le  Religiose dei Paesi dell’Est e Ovest Europa sulla tratta di Esseri Umani promosso dalla rete RENATE (Religious Europe Networking Against Trafficking and Exploitation).

In Polonia, a Trzebinia, 49 Km da  Cracovia, ospiti dei Padri Salvatoriani, dal 4 al 9 settembre 2011 eravamo presenti da 19 Paesi in 76 Religiose di cui 8 dall’Italia appartenenti a 7 Congregazioni di varia provenienza: tra noi una suora della Nigeria, una della Romania e una delle Canarie che da tempo operano nel nostro Paese.

Insieme rappresentavamo i servizi  alle vittime di tratta, dall’ascolto Caritas, alle Case di accoglienza, alle visite presso il CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione) di Ponte Galeria - Roma, ai contatti con le Ambasciate dei Paesi di provenienza; servizi coordinati da Sr. Eugenia Bonetti a cui da oltre dieci anni attraverso l’Ufficio Tratta “Donne e Minori” dell’USMI Nazionale, fanno capo le circa 250 religiose impegnate  in Italia per la difesa della dignità della donna sul fronte della schiavitù che si perpetua nel nostro tempo specie attraverso lo sfruttamento sessuale.

Come Sr Estrella Castalone della rete Internazionale delle Religiose contro la tratta,  Talita Kum, molte  partecipanti erano a loro volta referenti di Conferenze nazionali delle religiose o di reti e servizi che si stanno sviluppando in Europa muovendo i loro passi alla ricerca della conoscenza reciproca e della collaborazione, non solo per prendersi cura delle vittime, ma anche per rafforzare le azioni di contrasto al traffico di esseri umani: reti costruttive contro le reti criminali.

 Primo incontro europeo, quindi ancora diversi i Paesi assenti. Tante  le religiose originarie da Paesi differenti da quelli in cui svolgono il loro servizio fronteggiando ogni giorno, col carisma dei fondatori che hanno segnato la storia, uno scenario mutevole e inafferrabile come quello della tratta, violazione della dignità umana, valore universale che trascende frontiere e culture.

Tante le presenze di giovani religiose da  Albania, Romania, Croazia, Slovenia, Slovacchia, Polonia  e altri Paesi con cui cerchiamo di costruire legami più solidi perché più direttamente coinvolti, in quanto Paesi di provenienza o di transito delle donne usate come merce sul mercato del sesso in Italia, porzione di quel milione di esseri umani trafficati ogni anno nel mondo per questo tipo di sfruttamento.

Come dal titolo del convegno, “WHEN WE HEAR THE CRY” … Quando sentiamo il grido, davvero è risuonato  in ciascuna di noi il loro grido che ha preso posto nel cuore e nell’impegno di ciascuna: in realtà è un grido soffocato dalla violenze dei prepotenti, un grido inascoltato, perché meno forte degli interessi di chi dovrebbe tutelare i diritti, un grido reso vano dalla distrazione dei più.
Questo richiamo forte ci giungeva non solo da chi ha presentato le tematiche o le esperienze nella conduzione dei servizi avviati; esso  ha anche motivato i gruppi a un  confronto aperto e ricco, alla riflessione e alle proposte e, soprattutto, è stato il  filo conduttore dei momenti di preghiera e della liturgia quotidiana, riportandoci a quell’altro grido che da Gesù in croce è riecheggiato in ogni angolo della terra.

Un incontro di questo spessore e nella terra di Polonia, aveva bisogno di essere “affidato” a qualcuno che per molti anni ha donato alla Chiesa e al mondo una nuov a immagine della donna e della sua dignità. È ciò che abbiamo fatto  recandoci  a Wadowice,  nei suoi luoghi natali, per riconsegnare tale la realtà al cuore del Beato Giovanni Paolo II.

Del suo pensiero e della sua vita, con il tono confidenziale dell’amico che ne ha condiviso il cammino, ci ha parlato il Cardinale  di Cracovia, Stanisław Dziwisz  nel saluto di apertura riferendosi al nostro impegno:

“Voi siete coinvolte in un ministero che è molto importante nell’epoca contemporanea, in cui, come  diceva Giovanni Paolo II,  l’ orizzonte del continente Europeo, nonostante i grandi segni di fede, di testimonianza e una atmosfera indubbiamente più libera e unificata, risente le conseguenze della devastazione morale e spirituale … si diffonde la violenza fisica,  psicologica e mentale  e le sue vittime sono persone vulnerabili, private della loro dignità e spesso trattate come oggetto di commercio“.E proseguiva indicando il punto forza per tale ministero: 

“Grazie alla vostra collaborazione inter-congregazionale e alle strutture internazionali voi potete  lavorare con una potenza ed efficacia raddoppiata. Voi siete in possesso del più grande potenziale che non si può trovare nemmeno nelle organizzazioni più ricche: il vostro potenziale è il vostro rapporto con Cristo, Salvatore del mondo”.
Le parole che seguono hanno preso un significato ed una comprensione particolare quando nei giorni successivi siamo andate a visitare i campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau:
 “Non a caso siete venute in Polonia e a Cracovia. Questa è una terra sacra, impregnata del sangue di milioni di vittime, calpestate, usate, a cui è stata tolta ogni dignità umana. E’ lo stesso servizio che voi volete svolgere oggi: ridate dignità alla persona. Calcate allora questo suolo sacro, dove svolgete i vostri lavori, con rispetto, amore, benevolenza e il Signore benedirà i vostri giorni di riflessione”.
Sicuramente è stato un dare ed un ricevere, un voler costruire ponti, nei modi più semplici, apprezzando e imparando dalle altre, trovando le modalità per comunicare anche al di fuori dei  momenti ufficiali in cui avevamo l’ausilio delle traduzioni in varie lingue, ma usando a fondo tutte le nostre risorse  per cogliere l’opportunità che ci era offerta e far tesoro della ricchezza delle culture e della varietà dei carismi presenti, godendo nell’ assistere al ritrovarsi delle suore della stessa Congregazione ma provenienti da molteplici Paesi.

Le prospettive a cui l’incontro ci ha aperto è uno sguardo diverso, più attento sulle situazioni dell’umanità e sull’urgenza di prendere posizione, a vario titolo, come persone, come cittadine, ma soprattutto siamo chiamate a prendere coscienza del ruolo profetico della Vita Consacrata anche nell’impegno contro il traffico degli esseri umani. Sappiamo che il suo profitto annuo ammonta a $32 miliardi, al terzo posto, quindi,  dopo il traffico di droga e il commercio illegale d’armi. È il crimine che costituisce la più grave ed attuale forma di negazione dei diritti fondamentali della persona.
Il nostro vivere deve parlare alla coscienza di tutta la Chiesa, perché prenda visione di questa grave realtà e ne solleciti l’impegno nei vari livelli di responsabilità.

Come gruppo italiano abbiamo potuto condividere i punti forza del nostro servizio, tra cui l’adeguata  legislazione del nostro Paese  che tutela le vittime permettendo la loro regolarizzazione sul territorio italiano mediante l’adesione al Programma di assistenza ed integrazione sociale ex art. 18 D.lgs 286/98. Per altri versi, abbiamo evidenziato anche le lacune con cui ci misuriamo nell’esperienza quotidiana specie in ambito pastorale.

Sono ancora pochi, infatti, i religiosi e i sacerdoti che, a conoscenza del problema del traffico degli esseri umani, sono responsabilmente coinvolti  in questo ministero; manca pertanto un’azione pastorale consapevole, mirata, ai giovani, alle famiglie, una pastorale che formi e responsabilizzi le nostre  comunità parrocchiali.

Sono state elaborate varie piste operative come:

  • Diffondere e dare consistenza alla Giornata europea contro la tratta che si celebra il 18 ottobre
  • Iniziative in vista dei Giochi Olimpici 2012 a Londra contro il massiccio reclutamento di donne e minori, come solitamente avviene nelle grandi manifestazioni
  • Sollecitare le Conferenze nazionali delle religiose perché attraverso un proprio Ufficio Tratta  possano fare rete  ed essere voce riconosciuta per interloquire con le autorità civili anche al fine di  proporre normative adeguate a tutela delle vittime.
  • Un possibile incontro nel 2013 che non solo renda presenti altri Paesi ma che li coinvolga anche nella programmazione.

 

Sono davvero grata per questo viaggio e per tutte le persone che in vari modi lo hanno reso ricco di conoscenze e di relazioni, come del fatto che le italiane siamo state facilitate nelle visite di alcuni luoghi speciali perché una di noi era stata per anni in Polonia e ne conosce bene la lingua.    

Tornando nella casa di accoglienza dove opero e guardando al futuro, aggiungo un sogno che porto in cuore: che la collaborazione ormai “esplosa” tra le religiose cattoliche d’Europa si estenda alle monache ortodosse, in diversi Paesi senz’altro più numerose, proprio per tessere ovunque reti condivise di “Donne che si prendono cura delle Donne” lavorando tutte, come ama dire Sr. Eugenia, “in comunione e non in competizione”.

Sr. Tina, sfp

 
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