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Alla scuola della sofferenza PDF Stampa E-mail

Ho sempre pensato che il dolore fosse una realtà troppo grande, capace solo di annientare. Ma incontrando da vicino tanti malati, protagonisti della sofferenza, mi sono ricreduta.

In questi ultimi anni, attraverso il servizio di Pastorale Sanitaria che ho svolto presso l’Ospedale San Camillo di Roma, ho avuto modo di avvicinare tante persone, di cui ricordo i nomi, i volti, ma soprattutto l’esperienza di vita. Molti di loro mi hanno “raccontato” che il dolore e la malattia sono una grande scuola di vita: attraverso di essi si può imparare tanto.

ImageRicordo in particolare un uomo, ricoverato al reparto di medicina interna, che mi confidò che i giorni di ricovero erano stati per lui una presa di coscienza di quello che era veramente essenziale. Parole che sono state per me un’occasione importante di crescita interiore, perché quel fratello, aprendo il suo cuore,  mi aveva offerto la verità più profonda da lui sperimentata.

All’inizio credevo che andare in ospedale significasse dover fare tanto per gli altri. Oggi posso confermare che ogni volta torno a casa ricca di tante parole, sguardi ed esempi concreti che i malati stessi mi donano.
Madre Teresa di Calcutta ci ha detto che la vita è un dono stupendo che va accolto sempre, ma va anche restituito. E così ogni volta che rientro a casa ringrazio Dio delle persone incontrate e affido tutto nelle mani del Padre celeste.

Sfiorando la vita di molti malati ho capito quanto è preziosa la vita in sé, soprattutto quando la sospensione dello stato della propria salute la rende precaria.
Sento il desiderio di rendere lode a Dio per la possibilità che ho avuto di formarmi alla scuola della sofferenza, prima attraverso gli studi fatti a Padova e a Roma, e poi attraverso il contatto diretto con i malati dei diversi reparti.

Il Carisma di Madre Francesca e il suo amore attento di cura e guarigione mi aiutano a stare accanto  a ciascuno. Continuiamo insieme a far crescere tale dono in noi, per amore di Dio e dell’umanità povera e sofferente.

Sr. Barbara, sfp

 
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