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Ogni persona ha diritto a ricominciare
lunedė 03 maggio 2010

ImageOspedale Psichiatrico Giudiziario (OPG). In Italia ce ne sono 6. 

Vi fanno ingresso persone con malattia mentale che hanno commesso reati e che al momento del fatto vengono ritenuti incapaci di intendere e di volere da perizia psichiatrica.

Vengono quindi assolti, ma si applica una misura di sicurezza che può essere di 2 anni per reati meno gravi e di 5-10 anni per reati più gravi quali tentato omicidio, omicidio.

Generalmente, anche se si può scegliere diversamente, la misura di sicurezza equivale all’internamento in OPG.

L’OPG è ormai dichiarato da molti esperti, il nostro stesso direttore, psichiatra, lo afferma ripetutamente è assolutamente incapace di curare la persona affetta da disturbo mentale perché le leggi del carcere prevalgono sul progetto riabilitativo e di cura.

Dentro si perde la dignità di persone, stipati dentro celle affollate dove è difficile vivere anche a un “sano”.

Il cibo è insufficiente, mancano il vestiario e la biancheria.

Anche le medicine, importanti per il compenso della malattia, vengono a mancare interrompendo processi di riabilitazione volti a realizzare progetti di reinserimento sul territorio.

Il malato mentale autore di reato viene portato in OPG in attesa di processo e può aspettare il processo anche 5-8 anni  e al termine ricevere una misura di sicurezza di 2 anni!

ImageAl termine della misura di sicurezza, poi, non si esce, si continuano ad avere proroghe che possono ripetersi per anni fino a diventare un ergastolo bianco! E non perché la persona sia realmente pericolosa, ma solo perché non ci sono servizi psichiatrici che si fanno carico del malato o una famiglia in grado di riaccoglierlo.

Sembra a volte che questi malati non stiano a cuore a nessuno, rimangono intrappolati e abbandonati dentro un sistema giudiziario al quale nessuno ha interesse a metter mano.

C’è da anni un lavoro di operatori e volontari che si fa insistente nell’andare alle radici per rimuovere gli ostacoli e l’inerzia. Mediare il rapporto tra l’avvocato, il servizio di salute mentale, la famiglia, la magistratura di sorveglianza per costruire la rete necessaria  a riaccogliere nel territorio il malato e restituirgli la dignità e il diritto di cittadinanza.

Un dipendente da sostanze stupefacenti fa ingresso in OPG per un disturbo di personalità. Tutti sono stanchi di lui, conoscono le innumerevoli sciocchezze commesse, la famiglia che pur gli vuole molto bene fa fatica a gestirlo. Tutti gli inserimenti in comunità  si sono rivelati sempre fallimentari.

Approda in OPG, ma dentro non  c’è un percorso di cura per dipendenti da sostanze, solo l’astinenza forzata. Pur tuttavia il ragazzo raggiunge un compenso che gli fa guardare con occhio critico alla vita passata e desiderare di ricominciare un percorso di vita nuovo.

Gli operatori lo sperimentano  con gite, corsi di formazione all’esterno per poterlo  reinserire. Anche la famiglia partecipa attivamente al nuovo programma terapeutico sostenendo il figlio con visite periodiche, nonostante i  1000 km di distanza e anche con una psicoterapeuta a pagamento.

ImageQuando però l’equipe trattamentale chiede al SERT (Sevizi per le tossicodipendenze) di competenza un progetto di reinserimento in una comunità specifica, i molti raggiri, silenzi, la pretesa assenza di comunità idonee, fanno capire la voglia da parte loro di “scaricare un uomo”, di vederlo solo nell’ottica di quel passato negativo, tanto da non chiedere mai ai tecnici una relazione sullo stato attuale.

Insistiamo a cercare, anche con la rete di volontariato della sua città,  una comunità idonea e ne troviamo almeno 6, alcune con in atto posti liberi! Portiamo il frutto delle ricerche agli operatori dell’OPG che prendono posizione forte nei confronti del SERT.

Anche il Magistrato diffida in Sert perché cerchi una comunità idonea al più presto. Il nostro ragazzo è in attesa da 4 anni di un posto in cui possa curarsi  e ritrovare la possibilità di ricominciare la sua storia.

Così scrive dopo una giornata trascorsa fuori:

“Cara Sr. Laura, sono le 20,00 e mi ritrovo in compagnia della giornata trascorsa.

E’ stato molto bello, quasi “anormale”, vivere nella semplicità, spensieratezza ma soprattutto consapevole di poterlo fare nella lucidità mentale.

Per molti potrebbe apparire infantile, ma dentro di me sto conoscendo situazioni ed emozioni appaganti per quello che realmente sono, senza ricorrere a sostegni artificiali e distruttivi.

ImageNon è semplice, la paura la fa da padrona, il pensiero di reiterare comportamenti passati cerca imperterrito di soffocare ogni rinascita, ed è forse per questo che ho finalmente accettato la sfida.

Il quotidiano certamente non è roseo, ma mi consente di riflettere, rivivere il passato e farne una cernita per il futuro che riesco ad intravvedere in modo semplice, senza complicanze dovute al maledetto istinto compagnatore di scelte irrazionali.

La strada che dovrò percorrere non terminerà mai se vorrò vivere in maniera sana e rispettosa, ed è per questo che: impegno, rispetto e consapevolezza, dovranno essere le armi che uso ed userò per ricostruire quel ragazzo che molti anni fa ho conosciuto! Concludo elogiando chi, come lei, mi sta riconsentendo di rialzarmi ed intravvedere quello che una vita mi è solo passato accanto. Grazie.”  

Per noi l’impegno è quello di affermare con forza che ogni uomo ha diritto a ricominciare e ad essere curato perché la compassione e la speranza animino la comunità della vita!
Sr. Laura, sfp

 
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