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Prendersi cura...
martedė 09 febbraio 2010

Da un anno, ormai, ho la possibilità di vivere un’esperienza bella ed intensa con i pazienti del reparto Imagedi Nefrologia e dialisi dell’ospedale di Assisi, dove svolgo un servizio di volontariato come assistente spirituale. Ricordo con gioia il primo giorno che entrai in reparto, fu speciale l’accoglienza che ricevetti sia dai pazienti che dagli infermieri e dalla caposala: mi sembrarono subito brave persone.

Per quanto fossi contenta di stare lì con loro, non ci misi poi tanto a capire che quello era un reparto molto delicato, visto che durante la dialisi può succedere di tutto e quindi la paura di stare accanto a persone tanto fragili, era evidente in me. Ricordo un giorno in particolare ci fu un momento di panico generale, perché due pazienti si sentirono male all’improvviso. ImageVedevo la paura negli occhi degli infermieri e in quell’attimo ebbi paura anche io e dovetti uscire un momento. Dopo un po’ ritornò la calma perché i pazienti si erano ripresi. Mi commosse il modo con cui gli infermieri si presero cura di loro…

Ma ora vorrei parlarvi un po’ di questi fratelli, che ancora oggi mi insegnano davvero tanto. All’inizio mi chiedevo come passare il tempo e di che cosa parlare con loro. Ma poi ho capito che ciascuno viveva nel suo mondo ed era proprio lì che dovevo entrare. Ciascuno, infatti, pian piano mi portava nella realtà in cui viveva, a casa, con i figli, i nipoti o in campagna dove qualcuno era molto legato ai suoi animali che da sempre ha allevato. Naturalmente come prima cosa bisognava rompere il ghiaccio,  perché ero pur sempre una estranea. E così  ho lasciato che ognuno si esprimesse per quello che era.

La frequenza delle mie visite sono servite affinchè ciascuno si sentisse a proprio agio. E’ stato bello vedere man mano il cambiamento di alcune persone, che da principio era chiusa nel suo dolore e non vedeva altro, ma tra una parola e l’altra spesso scappava anche un sorriso.

E ancora, per certuni parlare con una suora significava ricordare degli sbagli fatti in passato. Una persona, in particolare, dopo la seconda volta che mi vide, non seppe tacere ciò che portava nel cuore e mi raccontò il suo passato e gli errori commessi e fu per lui una liberazione. Perciò compresi che quello che poteva sembrare un ostacolo nel dialogo diventò tutt’altro, dal momento che ciascuno Imagecapì che non ero lì per giudicare il loro vissuto, ma per essere semplicemente una sorella, ovvero una compagna di viaggio.

Sento che anche il dono dell’Eucarestia è un momento importante, nel quale ciascuno trova la forza e la luce per andare avanti e grazie al quale si possono costruire rapporti di fiducia e di amicizia. Un grande esempio per me è stato Augusto, che ora è in paradiso, un uomo molto dolce, che pur soffrendo tanto per il suo stato fisico molto provato, sopportava tutto in silenzio e quando mi avvicinavo a lui per salutarlo e per dirgli che avevo portato l’Eucarestia gli si illuminavano gli occhi, era, infatti, sempre contento e commosso di ricevere il Signore.  

ImageL’esperienza con Augusto mi ha aiutato a chiedere sempre più al Signore che il suo Spirito mi insegnasse ad ascoltare ed amare, senza giudizio ogni singola persona, per quello che viveva. Per questo prima di entrare in reparto è mio solito fare una visita al Santissimo presente nella cappellina dell’ospedale, anche quando non devo prendere l’Eucarestia. Chiedere la presenza del Signore prima di incontrare i fratelli è importante, per essere certi che Lui opera in noi e che perciò siamo strumenti nelle Sue mani.

Sr. Barbara, sfp

 
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