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Come comunità “Casa Nazareth” di Padova, da parecchi anni svolgiamo un servizio di accoglienza, ascolto e aiuto concreto presso l’Opera “Pane dei Poveri” della Basilica del Santo. Un’Opera nata per avvicinare la preghiera, la gioia e la gratitudine dei tanti pellegrini - che davanti alla tomba di S. Antonio chiedono o ringraziano per un bene ricevuto - alle attese, incertezze, fatiche e speranze di tanti uomini e donne, intere famiglie in difficoltà, in cerca di ascolto, di aiuto e sostegno economico.
Il Pane dei Poveri in origine distribuiva il pane - bene primario ed essenziale - a poveri, malati, bambini, famiglie senza reddito. Molti anni fa avere un tozzo di pane per la giornata era possibilità di vita. Negli anni tutto si è trasformato. I luoghi, le persone, i bisogni, le forme di aiuto. Ciò che permane è l’incontro di storie e di volti, di dolore - tanto dolore - delle persone che via via vengono a colorare le nostre città, in un’Italia che cambia, persone che oggi, in particolare, masticano il sapore amaro delle speranze deluse, dei sogni infranti, della fatica di vivere e dell’impossibilità a immaginare un futuro.
Non sono solo i volti degli immigrati nord africani, scappati dai centri di accoglienza temporanea che giungendo a Padova sanno già che da noi possono ricevere un buono mensa per le cucine popolari della città, o delle tante famiglie in prevalenza di origine marocchina, nigeriana, rumena a volte molto penalizzate sulle questioni abitative, lavorative, o nel sostegno di legami parentali. Oggi nella lista degli appuntamenti per i colloqui tornano ad esserci molti nomi italiani, persone che hanno perso il lavoro o che soffrono di depressione, volti impauriti e smarriti e poi lacrime, tante lacrime. Intorno al dolore ogni giorno si intesse una rete di ascolto, di gesti concreti, di compassione e di speranza per il futuro grazie a un’equipe molto affiatata di frati, suore e volontari che insieme riescono ad accogliere, ascoltare, aiutare e provvedere a tanti bisogni. E il colore e il sapore del pane è sempre nuovo!
Da due anni l’associazione “Popoli Insieme” che porta avanti dei percorsi formativi su multiculturalità e servizio alle persone immigrate, ci ha chiesto di poter inserire da noi dei tirocinanti. Quest’anno abbiamo avuto la gioia di accogliere Maria Chiara e Sara, entrambe studentesse in Scienze Politiche - con specializzazione in diritti umani - che per alcune settimane hanno arricchito il nostro servizio con una presenza fresca e genuina, in molte occasioni altri occhi e cuore per ascoltare e incontrare i bisogni e le emozioni più profonde delle persone che chiedono aiuto. Ci sembra bello poter condividere con tutti la loro esperienza, carica dell’incontro con i tanti volti dell’umanità sofferente, nella fatica di ore di ascolto, ma certamente un’esperienza che contribuisce a dare nuovo colore e sapore al pane che anche oggi vogliamo condividere con chi si trova nel bisogno.
Sr. Maria Francesca, sfp Leggi anche l'esperienza di Maria Chiara |