|
Una Parrocchia di Padova, desidera vivere la carità attraverso l’accoglienza degli stranieri, ci chiede aiuto: hanno a disposizione due appartamenti, acquistati e preparati con cura, per offrire un alloggio a donne immigrate in difficoltà. Il nome significativo, scelto per questo progetto di ospitalità, è “Casa Betania”. L’iniziativa ci sembra molto bella, perché mette in moto un’intera comunità cristiana, quindi offriamo il nostro contributo attraverso la presenza di sr. Mariapia, condividendo volentieri l’esperienza acquisita negli anni con Progetto Miriam. Si parte innanzitutto con un percorso formativo per poi arrivare alla realizzazione concreta dell’accoglienza. Nasce un comitato di gestione composto dal parroco e da alcuni volontari con varie competenze. Ciascuno può fare la propria parte e trovare il proprio posto, attivandosi con capacità personali e tempo libero: dall’idraulico alla nonna baby-sitter, dall’infermiera al pensionato esperto di burocrazia. Dopo il periodo necessario alla preparazione della casa e delle persone coinvolte, con gioia e trepidazione comincia l’accoglienza di una donna rumena, madre di due figli grandi, rimasti in Romania col padre, e di due gemellini, nati da poco.
È arrivata tempo prima in Italia per lavorare, perché il marito, da anni costretto a fare la dialisi, non è in grado di mantenere la famiglia. Dopo la nascita dei due gemelli la situazione è diventata difficile da gestire per lei, soprattutto perché uno di loro presenta gravi problemi di salute. Può lavorare solo poche ore al giorno, non sufficienti per pagare un affitto.
Così viene accolta a Casa Betania, con i piccoli e la figlia maggiore, venuta ad aiutarla. Quando vede l’appartamento si commuove, perché sente che è la risposta di Dio alle preghiere per il suo bambino ammalato. L’amicizia e il supporto dei parrocchiani si rivelano fondamentali per questa famiglia, che in tanti momenti ha bisogno del loro aiuto concreto e del loro sostegno morale e psicologico. Attorno a loro si crea una rete di rapporti, che rende possibile la regolarizzazione lavorativa di questa donna e l’acquisizione della residenza, necessarie per ottenere l’assicurazione sanitaria per il figlio malato. Col tempo anche la figlia maggiore trova un buon lavoro e raggiungono finalmente l’autonomia economica. Trovano un appartamento in affitto, adeguato alle loro entrate. I volontari ed il parroco, forti dell’esperienza positiva vissuta, hanno accolto in seguito due mamme con i loro bambini. Nuove persone si sono aggiunte a questa catena di solidarietà, per rispondere ad altri bisogni: è proprio vero che una piccola comunità cristiana può far da lievito per un intero territorio! Sr. Wilma, sfp |