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Quale Speranza per i Poveri? PDF Stampa E-mail
lunedė 12 aprile 2010

ImageSono a “La Conchiglia” e mi sembra di servire i Poveri in un tempo senza speranze: situazioni sempre più problematiche, spesso senza via d’uscita.

Ma anche in questa casa che a Pistoia accoglie donne vittime di Tratta, la direzione del Capitolo mi interpella spingendomi  verso risposte concrete: quale Speranza sono chiamata a generare nelle donne con cui condivido il mio quotidiano?

Sicuramente è una speranza “di rottura” con molti dei sogni coltivati nei loro giovani cuori e presto traditi da chi le ha condotte in Italia lungo le vie delle nuove schiavitù.

In molte - decidendosi a lasciare i luoghi natii dove hanno già conosciuto ben più della povertà, la corruzione, il non riconoscimento della loro dignità di persone e del loro essere donne -  hanno osato sperare in una vita prospera di guadagni e di benessere.

ImageHanno sperato di aiutare le famiglie e di tornare in patria in grado di dimostrare di aver fatto fortuna.   
Non solo non posso coltivare queste loro speranze, ma sono spinta ad andare ancora oltre: aver servito chi ti sta vicino non è opera compiuta: vanno consolidati i  presupposti perché non si ripetano tali colpe tra gli esseri umani.

Si dice che chi esercita la propria autorità senza compassione produce oppressione.

Davvero allora  il  “progetto cristiano” del mondo è la compassione. La percezione partecipante al dolore altrui, l’immedesimazione nella sofferenza,  allarga poi l’orizzonte dell’azione e stende  le  sue radici nel terreno della responsabilità.

ImageAccogliendo  il carico di ognuna, mi spingo poi verso un ulteriore passo, possibile se fatto insieme: maturare una riflessione sulla propria storia, crescere nella consapevolezza che il dolore della propria esistenza può portare a maturazione frutti per altre donne.

Attraverso un faticoso cammino riconosciamo che abbiamo una parola da poter dire e che può essere ascoltata da chi ha in mano  il potere a vari livelli.

Così,  in aprile,  da New York ci visita Sr. Mary Jo Toll, delle Suore di Notre Dame.  

Raccoglie la storia da voci di più continenti evidenziando i punti su cui fare leva perché ciascuna  esprima  le proprie richieste, i suggerimenti, le paure, i drammi e si impegna a portare queste piccole voci ai potenti che si riuniscono nella sede dell’ONU dove lei è presente con una ONG sulla realtà femminile.

ImageSi conclude un’altra dura giornata: nel colloquio con R. ne incrociavo lo sguardo triste, segno eloquente di ciò che si porta dentro: dolore, delusione, sfiducia … Non conosce l’italiano, il mio inglese tenta di superare l’ostacolo e rendere possibile la comunicazione.

Abbiamo parlato a lungo: sul volto di R., dopo una lunga giornata, affiora un sorriso! Un segale di Speranza?
Ho la conferma che non si può “Generare”  senza essere attraversati dal dolore, ma se c’è un santo che della Speranza ha fatto il suo nutrimento spirituale, è S. Francesco, perciò, se c’è una vita che deve "respirare" Speranza, questa è la vita francescana.

Sr. Tina, sfp

 
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